Le regionali e le partite truccate

Bonsanti Sandra***di Sandra Bonsanti, 25 maggio 2015 *- Una delle molte “prime volte” che ci tocca vivere in questo tempo è quella delle prossime elezioni regionali: andiamo al seggio (quelli che ci andranno) per far vincere una squadra di calcio e determinare col nostro voto il risultato finale: 6-1, 5-2, 4-3. Risultati che, a seconda dei sondaggi e degli umori, il capo del governo annuncia a ogni ora del giorno, per la gioia dei mezzi di informazione che si affannano a dare una spiegazione a ciascuna previsione.

Non votiamo tanto un presidente di Regione quanto un dirigente sportivo. Non votiamo un progetto per il futuro, quanto dei posti in classifica. “Se fosse un 4-3 sarebbe comunque una vittoria per il Pd, ma credo che andrà meglio” è stata una delle molte dichiarazioni di Matteo Renzi.

L’importante, come ripetono tutti gli uomini del cerchio magico, è vincere. La vittoria è il nostro ideale, non importa se sulle piaghe sanguinanti di un Paese allo stremo, non importa se sulla distruzione dei diritti dei più deboli.

Inseguendo una vittoria dopo l’altra, il governo governa senza aver avuto alcuna legittimazione popolare: nessun partito ha mai chiamato i cittadini a votare il programma che sta realizzando questo governo. Mai prima di oggi tante di queste leggi sono approvate alla Camera da una maggioranza che dire illegale è forse poco. Mai come oggi le maggioranze sono apparse mutevoli senza che il governo venisse toccato. Mai come oggi è forte la sensazione che Renzi sia sospinto nelle sue scelte da organismi e personaggi estranei alle Istituzioni previste dalla Costituzione. Mai come oggi il timbro che tutto unifica è quello che indica  appunto la “unicità”, la “esclusività” del soggetto che decide: dalla scuola al governo, dalle liste elettorali alla Camera unica, dal sindacato alla Rai, all’editoria,all’organizzazione del partito. Mai come oggi, nemmeno ai tempi di Berlusconi, la Corte Costituzionale è nel mirino del governo che si prepara a “ guidare” le prossime candidature puntando sui requisiti di fedeltà più che su quelli di competenza e autonomia.

Tutta questa ostentazione di potere per arrivare a che cosa?

Renzi stesso sta centellinando i suoi veri retropensieri. Finalmente ha detto che il progetto suo personale è oramai quello di “fare due giri: ora e nel 2018. Uno ora, che gli serve soprattutto a prepararsi degli strumenti che gli saranno utili a riformare completamente l’Italia negli anni del secondo “giro”.  Quando, ha spiegato, si tratterà di occuparsi sul serio dei giudici e della giustizia, dell’informazione, del lavoro e dei partiti tutti. In sostanza, della prima parte della Costituzione. Della libertà.

In fondo, la sorte che toccherà al segretario, capo del governo Matteo Renzi potrebbe esser molto simile a quella che è toccata a Berlusconi: governare a lungo, ma non diventare mai uno statista.   E lasciare dietro di sé un Paese più povero e disorientato, sempre occupato dalla criminalità e dalla corruzione.

Non sarà una vittoria definitiva sulla mafia il giorno in cui si vanteranno di aver arrestato l’ultimo latitante, Matteo Messina Denaro detto “U siccu”. Ma il giorno in cui i magistrati della “trattativa” avranno potuto indagare fino in fondo sui legami tra mafia e istituzioni e mondo della Politica. Il giorno in cui nessun giornalista o magistrato dovrà vivere scortato e protetto dalla criminalità.

Perché i poteri criminali dovrebbero sentirsi a rischio vista l’amicizia con cui si guarda a loro in  questa campagna elettorale? Perché Gom0rra, perché la ’ndrangheta perché Cosa nostra, perché i centomila boss dell’intimidazione mafiosa e del ricatto?  Perché gli uomini di mafia capitale e quelli delle cooperative che si arricchiscono con i migranti più che con la droga?

Sono brutte queste elezioni: partite di calcio truccate, schedine contraffatte….

*da libertaegiustizia.it, Sandra Bonsanti è Presidente emerita di Libertà e Giustizia, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti