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Le guerre diffuse nel mondo e l’Europa senza idee

 Eugendorf stemmaA proposito quanti sanno che esiste una Forza di Gendarmeria europea? Finalmente una politica di difesa comune controllata dal Parlamento europeo? Vi chiederete. Non esattamente. Nata nel 2004 da un’iniziativa multinazionale di cinque paesi membri dell’Unione europea (Francia, Italia, Paesi Bassi,Portogallo e Spagna), ad essa si sono aggiunte la Romania nel 2008 e la Polonia nel 2011. Lo scopo è quello di provvedere ad una più efficiente gestione delle crisi internazionali fuori dai confini dell’UE. Il comando è a Vicenza, presso la caserma Chinotto, noto come i Reparti del Centro di eccellenza per le Unità di polizia di stabilità (Center of Excellence for Stability Police Units). 800 – 900 unità, secondo wikipedia. “Lex paciferat” (la legge porti la pace) è il suo motto. Chissà perché guardando lo stemma mi è tornata in mente la “Gladio”… (nandocan).

Napoleoni Loretta***di Loretta Napoleoni, 24 maggio 2015* – Ormai nessuno si meraviglia più quando si parla di guerra, il tempo in cui l’Europa era un’isola felice dove i governi tagliavano la spesa militare perché reputata inutile appartiene ad un passato sempre più remoto.

La guerra contro il terrore di Bush, che ha portato le truppe europee in Afghanistan ed Iraq, l’intervento in Libia, che ha prodotto la cacciata di Gheddafi, sono solo la punta dell’iceberg. In un post l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle, Dario Tamburrano,  ha elencato le missioni militari europee ed le motivazioni. Vale la pena riportare questa lista per far capire ai lettori dove finiscono le loro tasse: 

  • EUFOR ALTHEA in Bosnia Erzegovina, dove l’UE ha preso il posto della NATO. Vi partecipa anche Eugendorf, la forza di gendarmeria europea,
  • EUAM nell’impresentabile Ucraina, alla quale viene offerta consulenza nel settore della “sicurezza civile”,
  • EUMM in Georgia, dove l’UE svolge azione di “monitoraggio”,
  • EUPOL in Afghanistan per istruire i poliziotti, con la partecipazione di Eugendorf,
  • EULEX in Kosovo, dedicata allo “sviluppo” della polizia locale ma di cui fanno parte anche reparti antisommossa,
  • EUPOL COPPS ed EUBAM RAFAH nei territori palestinesi: la prima per fornire consulenza alle autorità palestinesi sul ruolo della legge e sulla polizia giudiziaria; la seconda per sorvegliare la frontiera fra la striscia di Gaza e l’Egitto,
  • EUBAM in Libia, dove si vorrebbero aiutare le autorità locali (ma chi detiene il potere nella Libia completamente destabilizzata e dilaniata?) a migliorare la sicurezza dei confini,
  • EUTM ed EUCAP SAHEL in Mali, fondamentamente analoghe: la prima é di nuovo in appoggio alle locali forze di polizia (partecipa Eugendorf) e la seconda per la riforma delle forze locali di sicurezza,
  • EUCAP SAHEL in Niger, per sviluppare le agenzie locali che lottano contro  la criminalità,
  • EUMAM RCA nella Repubblica Centrafricana: consulenze all’esercito; anche qui un ruolo per Eugendorf,
  • EUSEC nella Repubblica Democratica del Congo, che offre consulenze e assistenza nella riforma della sicurezza e nella difesa,
  • EUCAP NESTOR in Gibuti, Somalia, Isole Seychelles, Tanzania e Yemen (che é praticamente nella stessa situazione della Libia: chi detiene il potere nello Yemen?) per lo sviluppo della rispettiva sicurezza marittima,
  • EUTM ed EUNAVFOR in Somalia, la prima per rinforzare le forze armate nazionali e la seconda per contrastare la pirateria”
  • Questa settimana l’Europarlamento ha poi approvato una nuova strategia per il riarmo, meno male che non si tratta di una legge! La risoluzione chiede inoltre che gli Stati membri spendano per la difesa almeno il 2% del PIL, che venga rafforzata la “base tecnologica e industriale della difesa europea” e che venga creato un “mercato comune della difesa”.A proporre le politiche per prepararsi alla guerra sono stati due rappresentanti della coalizione bipartisan che controlla questo organo sovranazionale, e guarda caso entrambi provengono dal vecchio est europeo Eduard Kukan, uno slovacco del Partito Popolare, Indrek Tarand, un estone del Gruppo Verde.Chi pensa che il nemico sia lo Stato Islamico e la destabilizzazione del Medio oriente sbaglia in pieno. Dalla discussione parlamentare si evince che la minaccia proviene da est e si chiama Russia. Difficile comprenderne la logica, ma in Europa non batte un cuore solo, ma tanti, anzi forse a questo punto decisamente troppi.Mentre gli europarlamentari del vecchio est europeo, in parte istigati dagli americani paladini della NATO, giocano al riarmo contro Putin, quelli della vecchia Europa occidentale li lasciano fare perché tutto ciò farà bene alle economie dei loro paesi. Intanto nessuno denuncia il fatto che l’ombrello militare americano è pieno di buchi: nel Medio Oriente l’ISIS è alle porte di Damasco, in Arabia Saudita il Califfato aizza lo scontro tra sciiti  e sunniti e fa passi da gigante in Libia e Libano, nelloYemen Riad e Teheran sono coinvolte in una guerra per procura ed i curdi turchi spingono per l’indipendenza.Invece di vendicarsi dell’URSS ed allearsi con gli ex nemici dei vecchi nemici, gli ex europei dell’est farebbero bene ad aprire gli occhi sul nemico presente. Se la grande coalizione di Obama non ferma l’avanzata dell’ISIS e si destabilizza tutta l’area anche gli islamisti del Caucaso si galvanizzeranno ed in poco tempo a minacciare l’Europa orientale non sarà Putin ma il nuovo Califfo. A quel punto sarà interessante vedere se il parlamento europeo suggerirà di mandare i nostri figli a difendere la vecchia Europa dell’Est e cosa ne diranno i parlamentari della vecchia Europa occidentale.
  • *dal blog di Loretta Napoleoni sul Fatto Quotidiano.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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