Lotta alla povertà, governo in campo: una svolta o i soliti annunci?

Secondo il Redattore sociale, il governo sembra orientato a realizzare una misura di contrasto all’indigenza, che in un primo tempo potrebbe essere limitata alle sole famiglie con figli. La strada per arrivarci appare però ancora lunga. E per i soldi c’è l’ennesimo rinvio alla legge di stabilità (nandocan).

reddito di inclusione sociale*** dal Redattore sociale, 21 maggio 2015 – La proposta del Reddito di inclusione sociale (Reis) “nei suoi aspetti fondamentali è assolutamente adeguata a fronteggiare” la povertà assoluta e “può essere pienamente utilizzata, così come la proponete o con qualche differenza: se non dovessimo usare questa vostra proposta vuol dire che non abbiamo capito niente”.

Nei fatti concreti non siamo ancora arrivati ad una svolta decisiva, visto che i fondi aggiuntivi che servono continuano al momento a non esserci (il rinvio è alla prossima legge di stabilità), ma almeno a parole il confronto pubblico fra il ministro del Lavoro e Politiche sociali Giuliano Poletti e i rappresentanti delle 33 sigle raggruppate nell’Alleanza contro la povertà un risultato lo ha raggiunto, seminando ottimismo e fiducia per le prossime mosse del governo.

 Poletti ha detto a chiare lettere, e di sua iniziativa, molte delle cose che studiosi e associazioni ripetono da tempo ai governi di turno: che ci vuole un Piano contro la povertà, che non è possibile dilatare ancora nel tempo la decisione di metterlo in piedi, che è finito il tempo del perdere tempo, che la misura deve essere universale, che deve riguardare coloro che si trovano in una condizione di “povertà assoluta”, che non ci vuole solo un contributo economico ma anche una serie di servizi in un’ottica di “inclusione sociale”. E su questa base ha aggiunto le intenzioni del governo: “costruire un Piano di medio periodo”, definendo strumenti, obiettivi e risorse, “orientando in questo quadro, in modo coerente, tutte le risorse che siamo in grado di mettere”.Non ha indicato precise scadenze temporali (lo schema del Reis ipotizza un’entrata a regime in quattro anni) ma ha fatto un riferimento esplicito ai fondi del Pon Inclusione e del Fead (risorse europee che peraltro, tecnicamente, hanno destinazioni mirate e non sono liberamente disponibili), e ai fondi (questi sì, nazionali) in passato stanziati per la sperimentazione della cosiddetta “nuova social card”, altrimenti indicato come SIA, Sostegno per l’inclusione attiva. E proprio ad una logica di “inclusione attiva” ha fatto riferimento Poletti, in qualche modo facendo intendere che il Piano nazionale contro la povertà che si intende costruire avrà le sue fondamenta nella misura che in forma sperimentale – e fra non poche difficoltà – è stata avviata nell’ultimo anno e mezzo. Come poi, nel dettaglio, verrà messo in piedi tutto questo, è da vedere.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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