Forse il drone europeo spia e killer volante

Remondino Ennio

Distruggere dall’alto senza rischiare la pelle…ottimo per le missioni “umanitarie”…(nandocan)

***di Ennio Remondino, 21 maggio 2015 – Alleanza a tre per il drone europeo. Italia, Francia e Germania, a Bruxelles per il Consiglio Esteri-Difesa su migrazione e Libia del 18 maggio, hanno firmato un accordo per lo sviluppo di un drone tutto europeo. I primi velivoli senza pilota ‘made in Ue’ potrebbero decollare entro il 2025

Forse sulla Libia e sulla missione navale europea anti scafisti non s’è deciso nulla di risolutivo, ma almeno si è parlato di affari. Italia, Francia e Germania hanno firmato un accordo per lo sviluppo di un drone tutto europeo. I primi velivoli senza pilota ‘made in Ue’ potrebbero decollare entro il 2025 se, nei prossimi due anni – questo l’oggetto della lettera d’intenti sottoscritta dai tre ministri della Difesa– saranno verificate le condizioni per realizzare con successo il progetto. Diciamo che s’è iniziato a parlarne, i governi a definire gli obiettivi ma le industrie dei tre a fare progetti e conti.

L’accordo siglato da Roberta Pinotti e dai suoi colleghi Yean-Yves Le Drian e Ursula von der Leyen affida il compito di superare l’attuale monopolio statunitense nel settore ai colossi dell’industria europea della difesa come Finmeccanica (in particolare Alenia Aermacchi), Dassault e Airbus Defence&Space. I tre gruppi che già un anno fa avevano presentato una proposta per un drone del segmento Male (Medium altitude/Long Endurance) con una prima fase di ‘definizione’ della durata di due anni (investimento di circa 50 milioni di euro) e, subito dopo, l’avvio di una fase di sviluppo.

‘Impegni in teatri operativi’ e ‘crisi politiche ed umanitarie ai confini’ sarebbero la ragione, il ‘bisogno di un sistema aereo a pilotaggio remoto con autonomia d’uso e supporto’, scrivono nella loro nota congiunta i tre ministeri. Se e quando sarà operativo, l’euro-drone ‘eseguirà operazioni di ricognizione, di sorveglianza e di riconoscimento a lunga distanza con una grande varietà di carico utile’. L’ultima frase è il passaggio chiave per aiutarci a capire questa voglia di robot tutti Ue: ‘una grande varietà di carico utile’. Cosa? Macchine fotografiche come ai tempi dell’U2 o forse missili?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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