L’Europa non vede, non sente, non parla. Caffè del 19 maggio

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo, 19 maggio 2015 – Non vede, non sente, non parla. L’Europa come le tre scimmiette. Non vede, non vuol vedere cosa l’Italia farà e non farà in Libia: ha dato via libera, ”Sì alle missioni anti scafisti”, scrive Repubblica, ma senza ancora in tasca un mandato dell’ONU, senza dire al comando italiano se potrà portare le armi in terrtorio libico (i porti, che sono?) e cosa fare quando i barconi saranno individuati anche solo a 100 metri dalla costa libica, ma strapieni di profughi. Non sente, l’Europa, non vuol sentire che i profughi scappano dalle guerre in Medio Oriente e che non li si può ammazzare. Spagna e Francia dicono quote? Non per noi grazie. Non parla, l’Europa: al Atene le casse sono vuote e senza che l’Europa intervenga e ristrutturi il debito, sarà il crack. Grecia fuori, Italia sotto tiro. Come fa, buon Dio, Renzi a tacere?

Bonus Poletti. Bonus: incentivo economico che premia la qualità del lavoro svolto (o che riduce la rata d’assicurazione se non hai mai fatto incidenti). Ma che bonus è mai quello che prende il nome di Poletti, il ministro che sbaglia i conti sull’occupazione? Il governo restituirà il 40% di quello che era stato tolto ai pensionati con meno di 1700 euro lordi al mese, niente ai fortunati che prendono 3mila, sempre lordi. Cassese sul Corriere -“La valanga che andava evitata” – Pedulà sul Sole – “Vincoli UE e realismo necessario”, e tanti altri con i quali mi scuso perché non li cito, dicono che non si poteva fare meglio. Ma perché chiamarlo bonus? Perché il 31 maggio si vota, perché il governo è l’unico depositario dei margini concessi dall’Europa dopo che abbiamo ficcato in Costituzione il pareggio di bilancio, perché, senza più diritti, ci toccherà ringraziare il Padre Nostro di Palazzo Chigi per il pane quotidiano? Non si scherza con le parole!

Non invidio il super preside. Lo chiamano così Repubblica e Corriere, dopo che la Camera ha approvato i super poteri, Fassina ha chiesto le dimissioni della Giannini, la quale ha risposto che la norma è di sinistra (ma lei che ne sa, di sinistra?) Non lo invidio questo povero superman perché dovrà “conferire ai docenti un incarico triennale” e sarà sommerso di ricorsi. Perché cercherà di dare un senso all’autonomia scolastica, che è una povera foglia di fico del vuoto di idee su formazione e scuola pubblica, perché chiederà ai genitori soldi per il suo istituto e si vergognerà se sono poveri, ma anche se non lo sono, per il servizio modesto che potrà offrire, 300 euro in più a un insegnante mal pagato. Nel 1980 la Fiat mandò i capi in piazza contro gli operai, poi se ne sbarazzò. Il dirigente scolastico – come si dice in neo burocratese – farà la stessa fine. Però leggete, vi prego, Adriano Prosperi su Repubblica. “La sconfitta” – scrive – cominciò con la riforma Berlinguer dell’università. È lì che passò “il paradigma economicista e classista della serie A e della serie B”, della “autonomia che deresponsabilizzava lo Stato e cancellava la distinzione tra pubbliche e private”.. “mentre saliva il denaro chiesto per le tasse”. Farò quel che posso, in Senato, contro questa legge, ma non dimentico quando si è cominciato a perdere e perché Renzi appaia così forte.

Damasco e Bagdad. La capitale della Siria sta per cadere, Assad ha concentrato le sue forze contro l’Isis, a Palmira, perché spera nella benevolenza dell’Occidente dopo la sconfitta. Arabia Saudita, Turchia, Egitto esultano: il loro nemico non è “il califfo”, è l’Iran sciita. Anche Bagdad rischia di cadere, dopo che l’esercito è scappato da Ramadi. Tanto che gli Americani sono stati costretti a chiamare, in tutta fretta, milizie sciite e Iraniani per salvare la capitale della Mesopotamia. Però così l’Iraq si spezzerà in 3: uno stato curdo, uno sciita e un terzo sunnita, – temo – in braccio all’Isis. Turchia e Arabia Saudita continueranno a coprire il terrorismo e a lasciar massacrare gli ultimi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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