“Impresentabili”. Emiliano mi ha risposto così

A proposito di mosche nel piatto. Da de Luca a Emiliano. Subito dopo aver pubblicato il “Marnetto quotidiano”, mi arriva da Antonio Sicilia questo succulento scambio su twitter con il candidato del centro sinistra alla regione Puglia (nandocan)

Sicilia Antonio***da Antonio Sicilia, 14 maggio 2015 – Gli “Impresentabili” nelle liste del centro-sinistra per le Regionali del 31 maggio. Tema che circola sulle prime pagine di quasi tutti i quotidiani italiani.

L’altro giorno mi sono soffermato sul paradossale appello di De Luca in Campania (“non li votate”) rivolto a “personaggi noti” presenti proprio nelle liste a suo sostegno.

Oggi parliamo di Michele Emiliano, candidato del centro-sinistra alla presidenza della Regione Puglia.
Riporto questo scambio via twitter circa la composizione “politica” delle liste a suo sostegno.

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Mi son permesso di far notare al candidato presidente quanto fossero assurde, nelle liste del centro-sinistra, candidature come quella di Euprepio Curto (ex MSI) per citarne uno.
Emiliano ha risposto con un tweet deciso, dicendo che si tratta di questioni “di 20 anni fa“, liquidando la “presunta” origine politica di alcuni dei candidati al consiglio regionale del centro-sinistra a “minchiate di stampa“.

Bene, a mio parere qui non si tratta di questioni di poco conto.
Qui si tratta di tracciare un confine politico e programmatico del centro-sinistra che verrà. Si va invece verso la costruzione di coalizioni invincibili, senza un collante culturale e storico. Carrozzoni dove si mimetizzano ex PCI ed ex MSI, con l’unico scopo di schiacciare una destra pugliese in ginocchio, fiaccata dalla disfida tra fittiani e berlusconiani.

(Ringrazio l’ex Sindaco di Bari per la disponibilità al confronto, ma le sue motivazioni non mi hanno convinto.
Pochi minuti dopo ha inviato alla redazione dell’HuffPost questa lettera di smentita riguardo ai candidati nelle proprie liste. Anche questa mi ha convinto poco, pochissimo)

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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