Contro gli scafisti in Libia anche azioni di terra?Lite Guardian-Mogherini

Remondino Ennio

Dove si dimostra che per essere corretta e completa l’informazione dei tg non ha bisogno di enfasi, ma di giornalisti attenti e competenti come il nostro Ennio Remondino (nandocan).

***di Ennio Remondino, 13 maggio 2015 – La Commissione europea ha dato il via libera al piano per affrontare l’emergenza immigrazione, ma già si litiga. Sulla redistribuzione di rifugiati tra gli Stati e sulle azioni militari per distruggere i barconi degli scafisti per cui l’Unione europea è andata a chiedere al Consiglio di sicurezza Onu. C’è anche l’opzione di forze di terra in Libia per distruggere i barconi degli scafisti. Lo rivela il Guardian, che è entrato in possesso del documento di 19 pagine. Ma la Mogherini smentisce: ‘già chiarito all’Onu che la Ue sta programmando un’operazione navale’. Solo navale? Aria di bugie ‘diplomatiche’.

Andiamo a guardare bene cosa racconta il prestigioso ‘Guardian’. ‘Il documento di strategia di 19 pagine per la missione si concentra su vigilanza aerea e navale nel Mediterraneo e nelle acque territoriali libiche, con riserva dell’autorizzazione delle Nazioni Unite. “L’operazione richiederebbe una vasta gamma di capacità aeree, marittime e terrestri. Queste potrebbero includere: intelligence, sorveglianza e ricognizione (pattugliamento marittimo e aereo); mezzi anfibi per azioni terra-mare di forze speciali”. Il documento parla di operazioni per distruggere i mezzi degli scafisti ‘a terra’:

Traducilo dall’inglese come preferisci ma questo include “azione lungo la costa, in porto o in rada di contrabbandieri beni e delle navi prima del loro utilizzo”. Dunque ha ragione il Guardian e dice bugia diplomatica ‘Lady Pesc’. Il problema, per la diplomazia, è che Bruxelles parlano privatamente sulla pianificazione militare, ma hanno sempre sottolineato che non ci sarebbe alcuna possibilità di “stivali sul terreno” in Libia. Ma è chiaro dal documento di pianificazione dettagliata che gli stivali sulla costa libica prima o poi qualcuno li dovrà pure mettere se si vorranno davvero fermare gli scafisti.

In attesa di una risoluzione delle Nazioni Unite, le operazioni militari europee dovrebbero limitarsi ad azioni “dentro le acque territoriali della Libia e la costa”, dice il documento, aggiungendo che il sequestro e la distruzione delle navi dei contrabbandieri di esseri umani in acque internazionali nel Mediterraneo dovrebbe essere previsto dall’eventuale mandato Onu. Il documento ammette che la campagna potrebbe tradursi in persone innocenti uccise. Operazioni contro gli scafisti ad elevato “rischio di danni collaterali tra cui la perdita di vite umane”, recita testualmente il documento.

Le segnalazioni esistenti sulle reti di trafficanti libici suggeriscono che l’azione militare preventiva rischia facili errori. Le navi degli scafisti sono spesso semplici barche da pesca che sino al giorno della traversata coi migrati sono regolarmente all’ormeggio nei porti, indistinguibili tra altre vere imbarcazioni da pesca. L’imbarco dei migranti avviene in mare con la barca all’ancora e i migranti portati con dei gommoni. Solo questa fase, questa ‘breve finestra’, consentirà di individuare le navi per il contrabbando di esseri umani e di distruggerle senza mettere in pericolo la vita di innocenti.

Le forze Ue dovranno anche fare i conti con le numerose milizie libiche, allineate con uno dei due governi rivali. Entrambi i governi hanno respinto la prospettiva di un intervento straniero sul suolo libico. Amnesty International ha anche messo in guardia contro qualsiasi tentativo di attaccare i trafficanti se non si forniscono simultaneamente strategie di uscita alternative per i migranti intrappolati sulla costa libica. Amnesty denuncia le torture e lo sfruttamento cui vengono sottoposti i migranti in attesa dell’imbarco. E il rischio della vita in mare diventa la loro unica via di fuga.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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