Basta minacce ai giornalisti

sandroruotolo

Del messaggio che segue del Presidente della Federazione della Stampa, vorrei sottolineare l’osservazione finale sulle limitazioni inevitabilmente imposte alla libertà di movimento del giornalista dall’uso della scorta di carabinieri e agenti di polizia. Con le quali, purtroppo, i criminali riescono comunque a segnare un punto a loro vantaggio (nandocan).

***di , 7 maggio 2015 – L’ennesimo episodio di gravi minacce a Sandro Ruotolo da parte del camorrista  Michele Zagaria, ripropone il tema della libertà d’informazione nel nostro paese, costantemente minacciata da criminalità organizzata e da potentati economici. Chi fa inchiesta, chi scopre le carte dei guasti sociali, ambientali, economici del nostro Paese, rischia di finire nel mirino di chi vuole mettere  il silenziatore alle notizie e privare i cittadini del diritto, sacrosanto e costituzionale, ad essere correttamente informati.  Minacce di morte e querele temerarie, richieste di presunti risarcimenti danni in sede civile per migliaia e centinaia di migliaia di Euro, tentano ogni giorno di frenare il diritto all’informazione.

Questo non è più tollerabile ed insieme al Sindacato dei Giornalisti italiani, la FNSI, Articolo21, Libera Informazione chiedono a tutta la società , alle Associazioni ed alle Istituzioni democratiche  italiane di mobilitarsi affinchè i giornalisti possano fare il proprio lavoro in totale libertà, con interventi legislativi che ne garantiscano la possibilità di lavorare senza temere querele pretestuose  e minacce di morte; e con l’agibilità  di potersi muovere e documentare i fatti  accaduti, senza problemi per la propria incolumità.

A Sandro Ruotolo, giornalista coraggioso e di valore, va la nostra totale solidarietà e la promessa di una vera “scorta mediatica”, che possa restituirgli quanto prima la possibilità di svolgere le proprie inchieste senza  limitazioni di alcun genere, anche quelle purtroppo imposte dalla  scorta di carabinieri ed agenti di polizia che stanno giustamente sorvegliando sulla sua incolumità.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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