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Cara Europa, Europa cara. 7 anni in miliardi di euro: dati 109,7 – ricevuti 71,8

…Ma attenzione. Come spiega l’analisi che segue di Ennio Remondino, il dato può essere letto da un altro punto di vista. E in ogni caso la colpa è dell’Italia (nandocan)

Remondino Ennio***di Ennio Remondino, 5 maggio 2015 *- Nella elaborazione del centro studi Artigiani di Mestre, il dato di immediato ed egoistico interesse riguarda il contributo finanziario di tutti i Paesi dell’Ue. Nel periodo 2007-2013, i sette anni presi in esame, l’Italia, ad esempio, ha versato a Bruxelles 109,7 miliardi di euro e ne ha ricevuti con vari programmi comunitari, 71,8. Tra il 2007 e il 2013 ogni italiano ha ‘versato’ 623 euro (la statistica del ‘mezzo pollo a testa’). Rapporto dare/avere con l’Ue, un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Colpa di una Ue ‘matrigna’? Colpa nostra che non sappiamo spendere rispettando le regole.L’Italia ha utilizzato 35,4 miliardi di euro dei 47,3 messi a disposizione dai ‘fondi strutturali’. Ben 12 miliardi di euro a disposizione che noi, in questi pochi mesi dalla fine dell’anno, difficilmente riusciremo a spendere. Ridicolo ma vero. ‘Per non perdere 12 miliardi di fondi europei e nazionali -spiega la Cgia- dovremo spenderli e rendicontarli entro la fine del 2015, scadenza che difficilmente l’Ue prorogherà’. Visto che nel 2013 abbiamo rendicontato 5,7 miliardi e nel 2014 attorno ai 7,5, è davvero difficile da qui a fine anno l’Italia riuscirà a spendere e a contabilizzare tutti i 12 miliardi.

Soldi buttati, soldi rubati ai nostri bisogni. Ma vediamo l’insieme dei dati. Sono i Paesi del Nord Europa a farsi carico degli sforzi economici maggiori per sostenere l’Ue. Nel rapporto dare/avere con l’Ue, in questo settennato abbiamo un saldo negativo di 37,8 miliardi di euro. Dopo la Germania, il Regno Unito e la Francia, siamo il quarto contribuente a garantire l’azione dell’Unione. Se, invece, prendiamo come riferimento il dato pro-capite, sono come detto i Paesi nordici in testa, mentre l’Italia scivola all’undicesimo posto, con uno sforzo economico per residente a 623 euro.

Lo stesso dato letto da un altro punto di vista. Analizzando la differenza assoluta tra risorse versate e quelle ricevute, il maggior ‘pagatore’ è la Germania, con 83,5 miliardi di euro. Seguono il Regno Unito, con 48,8 miliardi, la Francia, con 46,5 miliardi e l’Italia con 37,8. Per essere cittadini Ue, quelli che pagano di più sono i belgi (1.714 euro a testa), Paesi Bassi (1.569), Danimarca (1.346), Svezia (1.195), Germania (1.034), Lussemburgo (997), il Regno Unito (759), la Francia (707), Finlandia (689), l’Austria (674), l’Italia (623) e Cipro (197). Diversità di reddito ed efficienza fiscale.

E gli altri 17 Pesi dell’Unione che non compaiono in questo elenco? Semplice: loro non pagano ma incassano soltanto. Detta meglio: i Paesi che traggono soltanto vantaggio immediato netto dalla appartenenza all’Unione. Quelli che hanno ottenuto più di quanto hanno versato a Bruxelles. Uno spagnolo, ad esempio, ha ricevuto 355 euro, un polacco 1.522 euro, un portoghese 2.100 euro e un greco 2.960 euro e speriamo in Tsipras. Sempre la solita e dannata legge statistica del già citato ‘mezzo pollo a testa’, là dove c’è poi chi di polli ne spenna molti e chi invece manco vede le piume.

*Remondino Ennio ,  da RemoContro, http://wp.me/p403Qg-3jQ, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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