100 volti contro lo spreco: un pezzetto di Expo arriva il 9 maggio a Torino alla fabbrica delle “e”

Chiunque abbia passato un po’ di tempo in campagna avrà avvertito lo sconforto di veder marcire  sugli alberi e nei campi tonnellate di frutta gustosa e matura mentre i banchi dei supermercati espongono in bell’ordine altre tonnellate di frutti insipidi e acerbi tenuti invano per mesi a maturare nei frigoriferi. Accanto allo scandalo di milioni di tonnellate di cibo sprecato mentre milioni di persone muoiono di fame, mi è sempre apparso come lo schiaffo più grande alla presunta razionalità del modello capitalistico. Se l’occasione dell’Expo facesse almeno  riflettere sul nostro modo di vivere, produrre e consumare, per cercare risposte efficaci a questa follia , potremmo dire che è servita a qualcosa. Chiediamo allora ad associazioni, scuole, giovani, mondo della ricerca e terzo settore di moltiplicare nei prossimi mesi occasioni come questa degli studenti torinesi, invitando tutti a un confronto su come trasformare il cibo che oggi viene sprecato in risorsa per tutti, soprattutto per chi è più povero (nandocan).

Come ha detto Papa Francesco  nel messaggio per la cerimonia di apertura, il tema di Expo va bene, purché non rimanga un tema, ma si vedano i volti. Nova Coop e Slow Food ci hanno pensato da tempo, organizzando insieme ai ragazzi del liceo “Gioberti”, dell’“Engim”, di Libera e del gruppo Abele un momento di confronto su un tema che a Milano sarà centrale: quello del paradosso dello spreco alimentare, per cui milioni di tonnellate di cibo vengono buttati pur essendo ancora edibili, mentre milioni di persone nel mondo muoiono di fame. La riflessione avverrà alla Fabbrica delle “e” (in corso Trapani 95) attraverso un confronto vero con autorità quali l’assessore comunale a Sviluppo, Innovazione, Ambiente e Verde Lavolta, l’assessore regionale all’Agricoltura, Caccia e Pesca Ferrero ed il viceministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Andrea Olivero.

Dalle 18:30 in poi Francesco Mele, responsabile nazionale dei programmi contro lo spreco alimentare di Slow Food, la dottoressa Rondano, responsabile politiche sociali di Nova Coop e le autorità politiche presenti risponderanno alle domande fatte da ragazzi di diverse scuole piemontesi su vari temi: dallo spreco nei campi a come i supermercati possano recuperare il cibo che andrebbe sprecato per donarlo ai poveri.

Il tema dello spreco nei campi non è secondario ed è stato quantificato da ministero del’Ambiente come pari a 1,4 milioni di tonnellate di prodotto agricolo, per vari motivi non raccolto o andato sprecato, che  corrispondono al 3% circa della produzione agricola nazionale. «Le cause di questo fenomeno che caratterizza il nostro sistema agroalimentare sono le più svariate. Una su tutte, però, dovrebbe farci riflettere a pochi giorni dall’inaugurazione di Expo2015: le cifre risibili pagate ai contadini per i prodotti ortofrutticoli», sostiene Francesco Mele.

Subito dopo, sulla musica della Bandakadabra e di due band del liceo “Gioberti”, ci sarà la “Ortomusic”, in cui si prepareranno piatti a base di frutta e verdura fresche recuperate dai supermercati di Nova Coop. «Nova Coop da sempre è particolarmente sensibile alla riduzione degli sprechi. Una sensibilità che decliniamo ogni giorno con un’attenta gestione delle merci e impegnandoci a donare alle Onlus del territorio le merci non più vendibili ma ancora consumabili. Si tratta di un impegno portato avanti da più di dieci anni grazie alla Legge del Buon Samaritano; solo nel 2014 abbiamo donato quasi tre milioni di euro di merce», dichiara Ernesto Dalle Rive, presidente di Nova Coop. «L’impegno di Nova Coop per la realizzazione dell’Ortomusic sarà assai concreto. Pensiamo quella sera di riutilizzare quasi 400 kg di frutta e verdura di stagione provenienti dai nostri supermercati e ipermercati». Durante la serata verrà lanciata anche la campagna #100volticontrolospreco, che mira a costruire una sensibilità sempre più radicata fra scuole e clienti dei supermercati, perché Expo non sia solo una fiera, ma davvero l’inizio della creazione di una nuova sensibilità condivisa riguardo al cibo e alla nutrizione.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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