Un granello di sabbia, caffè.

Di granelli di sabbia ce ne sono tanti. E il mio con loro. Quello che manca è la spiaggia (nandocan)

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo, 1 maggio 2015 – 1 maggio 2015 – Da Hollywood alla Turandot (Repubblica) Oggi parte l’Expo. Vorrei che fosse un successo? Sì, lo vorrei. Meglio che qualcuno venga e spenda, e magari ritorni, anziché no. Mi piacerà questa fiera meneghina? Spero di sbagliarmi, ma temo di no. Nel 1900, in piena Belle Époque, l’exposition universelle portò a Parigi 50 milioni di visitatori per celebrare la pace – un ponte fu dedicato allo Zar di Tutte le Russie – e il progresso. Fra le attrazioni il cinema che nasceva, la metropolitana in costruzione e il racconto en plein air  degli impressionisti. E quella di Milano? Forse, “con meno sprechi di tempo e di denaro, e più aderenza al progetto originario: le vie d’acqua e gli orti scomparsi, i progetti artistici rinviati o rinnegati dagli stessi che li avevano partoriti”, scrive Gramellini. O come la vorrebbe Mattarella, intervistato dal Corriere. «Nutrire gli abitanti della Terra, e dunque garantire a tutti il diritto alla vita…L’ambiente non tollera un consumo di risorse superiore alla loro capacità di rigenerazione. Il primato della finanza sull’economia reale sta producendo divaricazioni insopportabili tra ricchi e poveri, tra inclusi ed esclusi…L’Europa può preservare, innovando, il proprio modello sociale…Il cibo per tutti  non è solo un proposito di giustizia e di umanità. È anche un obiettivo economico, che può produrre interscambio e crescita”. Sarà questo? 

Festa del lavoro senza lavoro. Disoccupazione al 13%, disoccupazione giovanile al 43,1%. Il sondaggio di Ilvo Diamanti boccia l’ottimismo retorico di governo: “Con l’emergenza lavoro 6 su 10 ora sono precari. I disoccupati bocciano la ricetta del Jobs Act”. Sì. ma la ripresa arriva, assicura Taddei. Implacabile, Giovannini per la Stampa, gli pone la famosa seconda domanda: “non crede che sia anche un po’ colpa del governo se i dati negativi usciti questi giorni finiscono per diventare una bocciatura anticipata della riforma? Non si è esagerato con la propaganda?” E lo atterra. Anche il tesoretto, in ultimo destinato ai poveri, sembra destinato a finire in un buco. “La consulta boccia il taglio alle pensioni. Buco da 5 miliardi”, scrive Repubblica. Che facciamo? Aboliamo la Consulta? Ci mandiamo Poletti a imporre – come scrive il Sole – “la narrazione della politica economica del Governo”, con la sua velocità comunicativa che non è quella dei dati?

Habemus Italicum, la pistola carica, l’arma decisiva. Renzi si dà il 5 coi suoi retroscenisti: “abbiamo stravinto”. Elefantino rosso spiega che o Bersani si cala le brache o Berlusconi torna al Nazareno o il maleducato di talento – by De Bortoli – andrà al voto, Mattarella permettendo! “Le riforme di Renzi non sono quelle di noi saggi” dice alla Stampa Luciano Violante e va al nodo vero della questione: “il problema principale è il cambiamento della forma di governo, un governo non parlamentare del primo ministro. Senza idonei contrappesi può diventare un modello preoccupante.” Però Sergio Staino, per il Fatto assolve Renzi, che “non è di sinistra ma è stato legittimamente eletto”. E manda invece Bersani “al parco coi pensionati”. Perché è caduto il muro di Berlino, dice. “Il gruppo dirigente che ci ha guidato – con più o meno responsabilità – da Berlinguer a oggi ha perso completamente la capacità di elaborare un progetto di sinistra capace di parlare ai propri elettori, all’Europa e al mondo. Si sono rifiutati di aggiornare le analisi, non hanno idea di cosa sia oggi l’Italia né le enormi problematiche a cui dovremmo ricominciare a pensare a partire proprio dal concetto di sinistra”.

Bobo ha ragione. Da qualche tempo mi sono messo a disposizione per contribuire a fare quel che Bersani & C non sanno o non possono fare. Solo un granello di sabbia, il mio, ma tanti granelli fanno una duna. A condizione che non prevalga l’opportunismo di chi si nasconde dietro la retorica del “fare”, un emendamento oggi, un distinguo domani. Né l’esibizionismo di chi ripete di “averlo detto prima”, ma ha fatto poco o niente per riunire la sinistra, e non ha saputo combattere con la politica la politica di Renzi.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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