Corradino Mineo. Caffè del 30 aprile

Mineo caffè***di Corradino Mineo, 30 aprile 2015 – Fiducia, la trentasettesima. Più che la fiducia -scrive Michele Ainis- ormai serve la fede. Un atto religioso, non politico. Un giuramento, non un voto. Ieri il governo ha chiesto (e ottenuto) la fiducia dai parlamentari; ma è come se l’avesse chiesta a tutti gli italiani, separando gli infedeli dai fedeli”. “Febbre a 38”, titola il manifesto. “Solo 38”, scrive il Giornale, “si squaglia la resistenza dei democratici al premier dittatore”. “La fiducia dei tengo famiglia” – scrive il Fatto- “90 mollano la Ditta e passano con Renzi”.

E ora? “Non ci saranno espulsioni -assicura Guerini- ora confronto nel partito”. E come sarebbe? Prima li spianate, poi li tenete? La tecnica non è nuova: in certe imitazioni post sessantottine del centralismo democratico, la minoranza alla fine doveva aderire con entusiasmo. Perchè i leader senza base, e perciò umiliati derisi, purtroppo corrispondono a un largo disagio nelle fila della maggioranza. Perchè il vincitore vuole fare una politica di destra narrandola di sinistra. Così oggi i retroscenesti -Martini, Stampa, e Bei, Repubblica- scrivono del prezzo che Renzi può pagare: un capogruppo ai responsabili, aperture sulla scuola, uso del tesoretto per “gli incapienti”, e soprattutto -udite, udite!- la riscrittura della riforma del Senato. “Sono già stati chiesti pareri di autorevoli costituzionalisti per sostenere l’ipotesi di una riapertura dell’articolo 2, quello che riguarda appunto la composizione del Senato con i consiglieri regionali”. Finocchiaro, Boschi, Renzi avevano scherzato quando mi allontanarono dalla Commissione e quando dissero che il Senato delle Garanzie, di Chiti era una sciocchezza.

Tra le macerie. I commentatori guardano ai guasti che questo strano confronto produce: “la maggioranza -scrive Franco– marcia sulle macerie dei partiti. Può permetterselo perché è sostenuta da un Parlamento provocato sulle riforme e spaventato dall’idea di un fallimento. Fino a che non si capirà se la ripresa economica è finzione o realtà”. “Il premier ora sarà costretto a trovare una formula per tentare di ricucire un dialogo a sinistra”, scrive Claudio Tito, “se il voto del 31 maggio sarà positivo, allora sarà più agevole imboccare la strada di una riedificazione dei rapporti a sinistra. Altrimenti quella che porta alle elezioni anticipate potrebbe diventare la via maestra”. “Ma la governabilità – scrive Michele Ainis– dipende dalla politica, non dalla matematica. Non basta trasformare i deputati in soldatini, e non basta un deputato in più per conseguirla”. E cita Sciascia e Woody Allen.

Benvenuti! Lo scrivo da tempo: il leninista Matteo potrà continuare a spianare, ad asfaltare, a vincere all’alba, e pure al tramonto, ma senza un’idea d’Europa, una nuova (non quella di Marchionne) idea per lo sviluppo, una per il Mediterraneo e una di democrazia continuerà a girare intorno senza meta, come nella regia marina borbonica. E i suoi oppositori? Condannati dalla storia, quanto e più di lui, se non avranno il coraggio di misurarsi con le idee, anzichè con gli emendamenti e la formazione delle liste elettorali.

Il corpo del Re (Berlusconi), quello che, secondo Kantorowicz, è innaturale e non muore, nella fattispecie il suo impero, se lo stanno contendendo Bolloré e Murdoch. Bene,scrive Federico Fubini, “purché non replichino le stesse distorsioni di mercato di quando Berlusconi era premier e tycoon”. Perciò è un disastro la legge sulla Rai, perché non prevede regole e ignora i conflitti d’interesse.

Un default greco? Fuori dalla realta”, secondo Moscovici, ma la Stampa scrive che “Germania e Bce vorrebbero far cadere Tsipras e sostituirlo con un tecnico che gestisca un fallimento pilotato”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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