E il treno va. Caffè del 28

Mineo Corradino alganews

Mentre scrivo leggo su televideo che il governo ha posto formalmente la fiducia sulle votazioni in corso alla Camera per la nuova legge elettorale. Quella legge che la minoranza PD ha sostenuto coralmente essere  materia di esclusiva competenza parlamentare e che il capogruppo dimissionario Speranza, intervistato dall’Annunziata, ha definito quasi gridando domenica “una violenza contro il Parlamento”. E ora che cosa faranno i 101 deputati della sinistra PD, si assoceranno a quella violenza per salvare, con Renzi, la “dignità” del partito ? (nandocan)

***di Corradino Mineo, 28 aprile 2015 – VietNam (Renzi) vince perchè spara.  Mi scusino i nostalgici del 68 se uso uno slogan d’antan, ma non trovo migliore sintesi per i titoli d’oggi “Ci giochiamo il futuro”, Repubblica. Non solo il futuro, pure “la dignità” secondo il Corriere. “Ricatti di Forza Italicum”, il Fatto. “La legge sono io” il manifesto. “O il voto o la vita” il Giornale. E i commenti lasciano trasparire un senso di lassitudine disperante. Repubblica riesuma Massimo Salvadori che vede in alternativa all’Italicum solo la “penosa frammentazione” del Consultellum, e ciò dimostra che “la crisi del sistema politico…non è stata fermata”. Roberto Toscano, la Stampa, introduce il confronto con la Spagna, dove la crescita è tornata forte -tra il 2,5 e il 2,9%- ma la disoccupazione resta al 23% e così il Partito Popolare è quarto tra i 4 partiti che i sondaggi danno intorno  al 20%, dopo Podemos, Psoe e Ciudadanos. Ci copieranno l’Italicum? Chissà! Il Corriere, scopre, con Pierluigi Battista, che “il partito (Pd) esonda nelle istituzioni”, perchè parlando di dignità Renzi sottointende che sarebbe indegno per la Camera non votare l’Italicum. Sveglia, Battista.  L’esondazione è in corso da parecchio tempo, almeno da quando Renzi, fra gli applausi, ha preso Palazzo Chigi e si è proposto di cambiare le regole del gioco democratico, senza altro mandato se non il voto – alle primarie – di 2 simpatizzanti Pd su 3.

Il treno è in corsa. Ho spiegato ieri –Così è, a me pare- quale sia il progetto di Matteo Renzi: tante riforme che individuano tutte un “responsabile” (un capo azienda), il Parlamento che delega al Governo il potere di far leggi, l’elezione di un sindaco d’Italia, responsabile dei i responsabili -Amministratore Delegato dell’azienda Italia-, scelto dal popolo e revocabile dopo 5 anni. Non mi sembra una grande idea, senza una politica per l’Europa, senza un abbozzo di politica industriale e senza mettere in campo una lotta a morte contro mafia, corruzione, evasione. Però un’alternativa non si vede. Bersani e Bindi lanciano appelli al dialogo subito respinti. Berlusconi pensa a vendere il Milan e forse cederà Mediaset a Vivendi. M5S serve “la pizza dell’onestà”  e già assapora il ballottaggio di cui l’Italicum potrebbe spalancargli le porte. Salvini, con l’aiuto di una iprocrita par condicio, sdogana razzismo e fascismo. Il treno dell’Italicum è in corsa e nessuno pensa davvero di poterlo fermare. Alcuni si preparano al dopo. Corrado Passera indossa il bavaglio come Pannella, Enrico Letta va in esilio a Parigi pronto a rispondere a una chiamata. Landini vince alla Franco Tosi -122 no contro 97 sì-  un referendum sulle “tutele crescenti” e immagina per il futuro la sua coalizione sociale. Cuperlo studia, e fa bene. Civati resta nel Pd ma anche no.

Il pensiero unico avanza. “Varoufakis messo da parte” Financial Times. “Commissariato”, il Sole24Ore. In realtà Tsipras ha solo cambiato la squadra dei negoziatori senza licenziare il ministro economista, ma a Bruxelles e alla borse è sembrato un preavviso di resa. In Gran Bretagna impazza una campagna all’Italiana, con Miliband Rambo, Superman e Spider Man. Mentre Cameron gli risponde con le #Cameronettes, versione solo politica delle nostre Olgettine. Nessuno parla dei profughi che muoiono nel Mediterraneo, tutti rimuovono la guerra tra sunniti e sciiti (antipasto del conflitto  mondiale evocato da Francesco), nè alcuno immagina di poter offrire a Cina e India un interlocutore  europeo che attutisca il conflitto di interessi con gli USA.

Eppure la verità si fa strada. Leggete Belardelli, Corriere, “la scuola merita più rispetto”.Mette il dito nella piaga, racconta le aporie del riformismo di Renzi. Un inarrestabile anelito rottamatore che somiglia all’ammuina di Franceschiello: tutti si spostano ma per tornare al loro posto. E così basta uno sciopero unitario – il 5 maggio – della scuola, per mostrare come la Locomotiva corra e sbuffi verso un binario morto.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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