Chi è il più amato del reame? Caffè del 26

Mineo Renzi***di Corradino Mineo26 aprile 2015 – 4 voti di fiducia sull’Italicum, scrive Repubblica. Renzi ha deciso e non gli importa se il 31% del campione “sondato” da Pagnoncelli, Corriere, ha un’opinione negativa di questa legge e il 20% molto negativa. I favorevoli sono il 26%, gli entusiasti appena l’8%. Tutte le opposizioni voteranno contro l’italicum. Forse pure Bersani: “non voterò per forza questa legge”: Bindi, sul Fatto, denuncia “una scorrettezza del governo”. Fassina dice al Corriere, che la “fiducia è inaccettabile” e “non potremo far finta di niente”. Il governo si voterà l’Italicun con i voti di una minoranza, gonfiata dal premio incostituzionale del Porcellum e dal concorso dei voltagabbana che corrono a sostegno del vincitore.

Dice l’oracolo: “i vecchi leader non ci faranno tornare al passato”. L’oracolo è la consueta velina consegnata a Maria Teresa Meli del Corriere, e sostiene che è la colpa è tutta di Bersani e D’Alema, che vogliono “contare ancora”, che “Prodi e Letta non preoccupano”, e che “al Senato ho la fila di quelli che vogliono stare con noi”. Matteo, Matteo, dai “senatori che perdono tempo per non perdere la poltrona” sei passato all’appello alla legione straniera in cambio di un posto di sotto governo, della promessa di una candidatura o del vitalizio. Dopo averci “spianato”, ci chiederai scusa? Non lo farai, perchè sei entrato in un delirio autoreferenziale, mandi imput a sodali e velinari, loro ti ripagano con articoli e tweet compiacenti, e tu scambi questo per consenso vero.

I due presidenti. Certo, se vogliamo essere razionali, dobbiamo prevedere che l’Italicun passerà, che sarà approvata (sia pure con compromessi e retromarce) anche la riforma della scuola, che la Rai diventerà più piccola e si adatterà a narrare la L’Italia Bella svegliata dal Giovane Principe. Succederà perchè la sinistra non ha una politica, non ce l’ha la destra che fu-berlusconiana, perchè Grillo si è chiuso in una ridotta anti sistema e il fascio-Salvini è, per fortuna, lontano dal poter sfondare al sud. Ma chi vince oggi può perdere domani. “Nessuna equivalenza tra chi lottò per la libertà e chi sosteneva i nazisti”, dice Mattarella e rende ridicola la cancellazione della parola “fascismo” dal vocabolario renziano e trascurabile la (sbagliatissima) contestazione alla brigata ebraica. “Contrasto aperto contro le mafie”, “partecipazione democratica”, “dialogo tra i partiti”. Specchio delle mie brame, chi è il più amato del reame?

Disastro internazionale. È andato da Putin per ottenere il via libera alla missione in Libia e gli americani lo hanno stoppato. Bombardare i barconi? “Sbagliato”, risponde sulla Stampa Ban Ki-Moon e chiede“asilo a chi fugge dalle guerre”. Lo spot con Obama diventa boomerang, “Che avevano da ridere quei  due alla casa bianca?”, chiede sul Fatto il papà di Lo Porto, il Corriere scrive “gli 007 sapevano da marzo di ostaggi uccisi”. Persino la Merkel diventa una grande statista, davanti al ridicolo silenzio di Renzi sulla Grecia. All’estero il rottamatore non può “spianare” né “asfaltare” nè minacciare e appare un pesce fuor d’acqua.

Varoufakis almeno ha studiato, dice James Galbraith a Repubblica, è “uno dei migliori economisti del nostro tempo, chi sono invece questi ministri austriaco, maltese, sloveno, slovacco che gli danno del dilettante?” Il Sole24ore titola che “il mondo è meno disuguale”. Ovvio, grazie al boom della Cina e dell’India, ma la disuguaglianza è stabile in Occidente e cresce in Italia con la crisi (Ricolfi). Dunque il tema svolto contraddice il titolo. E Paul Krugman spiega come il rigore paralizzi lo sviluppo. Chi sono i finanzieri che consigliano il nostro premier, dove hanno studiato,di grazia? 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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