Oppure dire no!

“Noi zitti, immobili. Per non dispiacere alla Merkel”, scrive Mineo a proposito delle minacce dell’Eurogruppo alla Grecia. Indulgendo, come tutti noi, al personalismo di moda. In realtà, per non dispiacere ai creditori e alle grandi banche, che dalla Merkel si sentono rappresentati. Oggi fanno i prepotenti con Tsipras e la Grecia, domani potrebbero farlo con Renzi e l’Italia. Meglio non danneggiare quegli interessi, magari sfogando l’aggressività sulla “palude” del parlamento e sulle minoranze PD. Si può resistere e rischiare come Varoufakis, “oppure dire no”, come suggerisce Mineo (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo25 aprile 2015 – Sì all’Italicum, o cade il governo. L’intervista di Matteo Renzi a Lilly Gruber si può leggere in due modi. 1) Il segretario del Pd ritiene che per “svegliare la Bella e Addormentata Italia” serva una rivoluzione: un premier scelto direttamente dai cittadini, che si trascini, nell’unica Camera rimasta, una maggioranza forte e sodale, e ottenga un’ampia delega per cambiare tutto: scuola, rai, mercato del lavoro, fisco, pensioni, polizia, politica estera. Se così fosse, il premier rivoluzionario avrebbe lanciato una sfida legittima: “i signori del Parlamento hanno l’occasione di mandarmi a casa, lo facciano”. 2) La seconda interpretazione, condivisa da Rosy Bindi, è che non di sfida si tratta ma di un sordido ricatto. Alle minoranze del Pd, affinché calino le brache per non venire accusati di aver fatto cadere il governo. Alla palude parlamentare, dei tanti senza mestiere, che vivono lo scioglimento delle camere come un avviso di licenziamento. Se così fosse, sarebbe una schifezza. Si può cedere e perdere ogni dignità, o aderire al progetto rivoluzionario di un colpo di stato per salvare il Paese.Oppure dire no!  

Obama non lo disse a Renzi titolano Corriere, Stampa e Repubblica. Il Fatto parla di “giallo”. Secondo il Giornale “hanno mentito, ecco le prove”. Le prove le ha portate il New York Times: quando venerdì 17 incontrò Renzi, tra abbracci a occhi chiusi, un bicchiere di brunello ed elogi di circostanza, Obama già sapeva che un suo drone aveva ucciso Lo Porto. E avrebbe scelto di tacere con Renzi, forse, per non guastare la festa. Restano punti oscuri: la famiglia dell’ostaggio americano fu avvertita della morte a febbraio, i nostri servizi segreti avevano gli elementi per capire, qualcuno avrebbe passato alla Cia i dati del DNA di Lo Porto. Perché Renzi non ha chiesto nulla a Obama?

L’Europa contro Atene, Sole24Ore. L’eurogruppo ha perso la pazienza, El Pais. Hanno definito Varoufakis “perditempo, giocatore d’azzardo, dilettante”. Federico Fubini spiega che i creditori non vogliono più chiacchiere su lotta a evasione e corruzione, chiedono ancora tagli a pensioni e salari. Perciò l’Eurogruppo sfiducia Tsipras e gli lascia due strade. O un nuovo governo, più accomodante, sostenuto dai vecchi partiti che portarono la Grecia al disastro, o la corda si stringerà al collo della Grecia fino a provocare tumulti ed elezioni. Adriana Cerretelli sul Sole24Ore, Stiglitz sulla Stampa, Lucrezia Reichlin su Repubblica, sostengono tuttavia che questo muro contro muro nuocerà gravemente all’Europa e ancora di più all’Italia. Noi zitti, immobili. Per non dispiacere alla Merkel.

Aula vuota, ministra contestata. Con educazione, vorrei invitare Francesco Merlo e Pierluigi Battista a non fare gli ipocriti. L’aula di Montecitorio deserta mentre Gentiloni parlava di Lo Porto è una vergogna, ma è anche conseguenza dell’esproprio di ogni prerogativa parlamentare consumato da questo governo con l’aiuto dei populismi, politici e giornalistici. Inutili, i deputati partono “per il week end con l’indignazione nel trolley”, Elle Kappa. Vorrei poi dire a Renzi che non è certo educato impedire che la Giannini possa parlare alla Festa de L’Unità, ma se la riforma della scuola sta provocando una tale rivolta, l’uomo della responsabilità qualche responsabile lo indicherà?

Bombe pronte. La procura di Cagliari ha sgominato una cellula di Al Qaeda che progettava un attentato in Vaticano. La CEI definisce un atto di guerra  affondare i barconi. 70 anni fa l’Italia, che ebbe il coraggio di guardare in faccia la realtà e di combattere, tornava a sorridere.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti