Vertice Ue sui rifugiati partorisce il topolino. Un po’ di soldi e via

“Un gigantesco passo avanti”, ha dichiarato con la consueta enfasi  il presidente del consiglio Renzi nella sua conferenza stampa. Ennio Remondino, come molti editorialisti di oggi, si chiede se sia almeno un passo avanti modesto. E spiega anche perché (nandocan).

Remondino Ennio***di Ennio Remondino, 24 aprile 2015* – L’operazione Triton che non ha mai funzionato (semplice vigilanza di frontiera), incassa il triplo delle risorse e che potrà sprecare senza alcun risultato contro gli scafisti. Passa a fatica la linea dei reinserimenti, di una più equa distribuzione dei profughi, ma non il raddoppio delle quote, che restano ferme al tetto di 5mila. Le conclusioni del summit, terminato poco dopo le 21, offrono poco in cambio di tanto rumore della vigilia. Preceduto da un incontro tra Renzi, Merkel, Cameron e Hollande, il vertice dà l’ok ai 13 punti del velleitario piano Ue http://www.remocontro.it/2015/04/23/soccorso-ai-rifugiati-e-guerra-agli-scafisti-ma-chi-come-e-dove/

Il triplo delle risorse, assieme al rafforzamento dei mezzi per le operazioni coordinate da Frontex Triton e Poseidon (Grecia) è il piatto forte e più veloce, si parla infatti di settimane. Si passa da 3 a 9 milioni di euro al mese. Raddoppierebbe anche lo sforzo comune per i reinserimenti concordati secondo quote maggiori per ciascun Paese. Quote che restano ferme a 5000 unità. Un numero insufficiente rispetto ai dati forniti ieri dal dipartimento immigrazione del Viminale: nel 2015 sono attesi tra i 170mila e i 200mila arrivi. Una goccia d’acqua nel mare quelle 5 mila accoglienze.

A fissare una linea di rigore come sempre la Germania. Apertura della Merkel sui fondi (“Non falliremo per mancanza di risorse”) ma anche la presa di distanza rispetto ai partner su alcuni punti. ‘C’è una comprensione molto differente tra gli Stati membri su quello che Triton ci permette di fare‘, dice la cancelliera tedesca che sottolinea lo sforzo di Francia, Germania e Svezia ‘che da soli accolgono il 75% dei rifugiati’. Poi la richiesta di istituire un registro comune dei rifugiati. ‘Pronti a sostenere l’Italia ma la registrazione dei rifugiati deve essere fatta bene e secondo le regole Ue’.

Molti i Paesi che si sono già detti disponibili ad offrire i propri mezzi, tra questi Francia, Germania, Belgio, Croazia, Slovenia e Norvegia. Il premier britannico Cameron offre un aiuto condizionato: la nave portaelicotteri Bulwark, tre elicotteri e due pattugliatori con la missione di fare operazioni di soccorso e salvataggio, in stretto contatto con Frontex e le autorità italiane, ma al di fuori di Triton. E a patto ‘che le persone salvate siano portate nel Paese sicuro più vicino, probabilmente in Italia, e che non chiedano asilo nel Regno Unito’. Detta brutalmente, noi li salviamo ma non ce li teniamo.

La Spagna, come molti altri Paesi si dice disponibile, e resta in attesa di una richiesta della Commissione Ue ‘dei mezzi necessari e di come si intende impiegarli’ dicono fonti diplomatiche iberiche. Tempi decisamente più lunghi -si parla di mesi- per mettere in piedi la missione di Politica europea di sicurezza e difesa comune (Pesd). Accordo teorico sulla necessità di lottare contro i trafficanti, ma molti dubbi su quale sia il mezzo migliore. L’idea di un’azione militare che preveda azioni chirurgiche per distruggere i barconi prima del loro utilizzo anche sulle coste libiche.

Ma da più parti arrivano interrogativi e perplessità. E al di là della cornice legale, e della necessaria copertura Onu, il governo di Tripoli (uno dei tre presenti in Libia e non riconosciuto dall’Ue) ha già lanciato il suo altolà, facendo sapere, attraverso il suo ministro degli Esteri che ‘non accetterebbe mai che l’Ue bombardi presunte basi di trafficanti’. Intanto l’Onu chiede all’Ue missioni di ricerca e soccorso con mezzi navali e aerei che eviti tragedie come quelle di domenica. Ma l’Ue frena sulla missione Triton. Solo controllo delle frontiere, perché è forte il timore, di richiamare altri migranti.

*da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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