La mutazione storica del Pd

Dall’amico lettore Nino Labate ho ricevuto e pubblico volentieri questo articolo di commento ad alcune delle mie proposte più recenti (nandocan)

Renzi e Andreotti***di Nino Labate , 24 aprile 2015 – Mi riferisco ai post del 22 aprile: “La solitudine del Premier” e “ Delfino bianco”. Sulla “ solitudine del  Premier”,  ho anch’io dei dubbi. Ma probabilmente per ragioni un poco diverse da quelle di  “nandocan” . Renzi non è in compagnia soltanto di coloro che “…non passeggiano nel Transatlantico”. Ma è in compagnia con la maggioranza della sua direzione e con quella  maggioranza (relativa) del paese che va a votare. Almeno al momento. Mettendo però insieme questi suoi attuali compagni di viaggio significa confrontarsi con la realtà dei nostri giorni. Il che ci evita cristalli di residui ideologici novecenteschi duri a morire. Come quelli che suggeriscono di pensare a ciò che resta di Dc e Pci. O che ci illudono che ancora abbiamo da fare con un “bianco” e con un “rosso”. Metafore politiche di un passato. Remoto.  Sepolto. Inumato.  

  •  Se è vero, come è vero, che il “cattorenzismo” del Premier-segretario, per dirla con Franco Monaco,   è solo formalmente l’epigono di quella cultura “bianca gigliata” la quale , come ci racconta la storia, ha invece praticato  per 50 anni l’arte della “mediazione” come dogma. Evitando gli scontri frontali… col Pci, col Psi, col Sindacato,  con la Confindustria, col Paese  e con le minoranze interne: una virtù politica che rispetta  il pluralismo, e che non evoca necessariamente consociativismi vari . Che può funzionare anche in un sistema bipolare. Ma che Renzi erede della “Balena bianca”  forse ignora , o ha rimosso e dimenticato.
  • E se è vero, come è vero, che la Ministra delle Riforme divisive, Maria Elena Boschi,  si è formata alla scuola d’alemiana. E che assieme alla stragrande maggioranza della attuale direzione Pd ultra quarantenne,  ha fatto le sue ossa nella Fgci e nelle sezioni e circoli del Pci, Pds, Ds: …Occhetto, Veltroni, Fassino, Bersani.   Anch’essi forse sconosciuti, dimenticati e  ignorati.
  • Rimane allora in piedi l’interrogativo, dirompente per le idee della democrazia che ha sempre da fare con  principi e valori,  su come mai  la generazione dei  nuovi giovani Pd non abbia avuto la possibilità di avere fra le mani,  un piccolo testimone “culturale” da parte  dei rottamati  e della attuale minoranza  Pd .  Un mistero che un domani ci potrà spiegare solo la Storia sociale.
  • Per il momento, seguendo il principio di realtà e pensando ai giovani  che avanzano con le loro idee diverse dalle mie,  mi conforto con la lezione somma dello storicismo,  senza tuttavia farne un articolo di fede:  ogni momento politico, culturale e sociale è figlio della storia e dello “spirito del tempo”!
  • In attesa del primo “Premiere italiano …di colore” (!) ,  più in fretta sapremo leggere questa storia che corre e avanza, tanto più in fretta  potremo continuare a distinguere non tanto  l’orizzontalità obsoleta tra bianchi e rossi, o  tra quello che rimane della Dc e del Pci. Ma tra quelle libertà e quella eguaglianza, tra quell’individualismo e quel solidarismo che Norberto Bobbio ci lascia in eredità. E, una volta trasferiti sulla verticale, potremo fare la differenza  tra i primi e gli ultimi di ogni tempo che  nessun “Delfino Bianco”  potrà mai  ignorare o seppellire.   

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti