Fact Checking. Caffè del 24

Mineo 2***di Corradino Mineo24 aprile 2015 – Il mondo dei giusti, il mondo dei droni, titola L’Avvenire. Si potrebbe anche dire: il coraggio della libertà e la forza cieca della tecnica. “Il drone di Obama spara e uccide un italiano”, racconta il Fatto. Giovanni Lo Porto, un italiano che onora l’Italia. Come quelli che se vedono un uomo in mare pensano prima a salvarlo, poi a vestirlo, a spezzare il pane con lui e regalargli un sorriso. Poi, a Salvini o agli scafisti.

Le scuse di Obama, Corriere. Assunzione piena di responsabilita, da parte del Commander in Chief. Però “il presidente abbassò gli occhi”, scrivono Guido Olimpio e Paolo Valentino, e non mentre si scusava ma quando qualcuno gli ha chiesto se avesse informato Renzi già nel corso del vertice di Washington. Quegli occhi rivolti a terra direbbero che Barak mentiva, che  aveva informato Matteo, ma insieme avevano deciso di rimandare la brutta notizia per non turbare la festa? Dubbi del Corriere, quasi certezza per il Giornale: “Obama e (forse) Renzi nascondono un morto italiano”. Detesto la cultura del sospetto, certo altre “notizie” lo aizzano. “I servizi segreti erano pronti a liberarlo”: sì, ma non sapevano che era morto da mesi. La solita Pinotti: “lo hanno usato come scudo umano”. Gli americani l’hanno ammazzato apposta?

Un passo gigantesco.  Premier esultante dopo il vertice europeo straordinario sull’immigrazione. Nessun giornale però mostra di condividere. Il più ottimista è la Stampa “Migranti, fondi triplicati per i soccorsi. Europa divisa su scafisti e accoglienza”. Già, 9 milioni anziché 3 per Triton – è un buona cosa – ma l’accoglienza tocca ai paesi frontalieri – l’Italia – che dovrebbero pure impedire a quegli uomini di raggiungere altri paesi dell’Unione. “Segnale a metà”, Corriere, “qualche soldo ma l’Europa lo lascia solo”, il Fatto 

Antifascista. Sergio Mattarella ricorda che già Moro definiva “antifascista”  il suo partito. Nell’intervista a Repubblica, il Presidente seppellisce il revisionismo. “Barbara  e disumana l’esposizione del corpo di Mussolini e della Petacci”  ma i due campi non furono simili perché, “nel caso del nazifascismo i campi di sterminio, la caccia agli ebrei, le stragi di civili, le torture sono lo sbocco naturale di un’ideologia totalitaria e razzista”.  E per Mattarella la resistenza continua, in difesa della democrazia e della Costituzione: “La P2 e le stragi avevano un disegno comune: quello di abbattere lo Stato democratico, di cancellare la Costituzione del 1948, di aprire la strada a un regime tendenzialmente autoritario”. Ben detto, Mister President

Difendiamo dunque la Costituzione. Ieri ho incontrato Ceccanti, uno dei consiglieri che istiga il Premier a far passare l’Italicun costi quel che costi. Mi sono divertito – lo so non dovrei, ma ogni tanto riaffiora l’intellettuale che avrei potuto essere – sentendolo arrampicarsi sugli specchi per dire che l’Italicum è in linea con la Costituzione, che ci ridarà il bipolarismo e non esiste il rischio di derive plebiscitarie.  Faccio atto di contrizione, e gli rispondo senza ironia, con le serie e sagge osservazioni di Lorenza Carlassarre: “L’elezione diretta del premier cambia la forma di governo. D’Alimonte si è lasciato sfuggire un’ammissione non da poco. Ed è importante, perché denuncia l’assoluta incostituzionalità dell’Italicum. Se nel nuovo meccanismo è presente l’elezione diretta del premier, si vanificano tutti gli articoli della Carta che disciplinano la formazione del governo, la nomina da parte del presidente della Repubblica e via dicendo”.  Mattarella, ha inteso?  

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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