Sbarchi, “gli scafisti reclutati tra i migranti in cambio del viaggio gratis”

Finché ci sarà la chiusura degli accessi legali all’immigrazione, ci sarà sempre un mercato dei trafficanti. A dirlo è il presidente del CIR (Consiglio italiano dei rifugiati), che ritiene deludente il piano in dieci punti dell’Unione europea, otto dei quali, dice, non sono altro che la riformulazione di ciò che già c’è. Gli altri due, rafforzamento del Triton e impegno a cercare posti per l’insediamento dei rifugiati, rappresentano l’unica novità positiva in attesa delle decisioni del vertice dei capi di stato e di governo. La guerra ai “trafficanti di carne umana” è giusta e necessaria, dice don Mussie Zerai, presidente dell’agenzia Habeshia, purché si tenga presente che oggi “i veri trafficanti non rischiano più e affidano il timone ai profughi”. “Quando mi chiamano in mare – aggiunge – non sanno neanche usare il telefono satellitare e verificare la posizione”. “L’unica via praticabile è aprire accessi legali” (nandocan)

migranti barcone 2***dal Redattore Sociale, 22 aprile 2015 – Sono diventati uno degli obiettivi principali da colpire per fermare gli arrivi di migranti via mare, ma non sempre sono dei veri e propri trafficanti di uomini. Sono gli “scafisti”, ma al timone di gommoni e barche di fortuna sempre più spesso ci sono gli stessi migranti, istruiti alla meno peggio dai trafficanti prima di partire o in mare aperto per finire tra le braccia della morte o tra quelle della giustizia del paese d’arrivo con un capo d’imputazione a cui rispondere. “Sugli scafisti non si può generalizzare”, spiega don Mussie Zerai, presidente dell’agenzia Habeshia, che negli anni ha visto l’evoluzione della figura del trafficante e dei passeur sul territorio italiano. “Da quando è stato istituito il reato del favoreggiamento all’immigrazione – spiega Zerai – abbiamo visto dei cambiamenti: non arrivano più i veri scafisti”.

Il reclutamento è semplice: si cerca tra i migranti chi ritiene di possedere un briciolo d’esperienza, si offre uno sconto sul viaggio e si diventa scafisti. “Basta che qualcuno dica di sì in cambio di un viaggio gratis o a minor prezzo che gli fanno vedere come si fa e così in breve tempo li mandano in mare aperto – racconta Zerai -. Me ne accorgo quando mi chiamano dal barcone: non sanno usare il telefono satellitare. Non sanno neanche verificare la loro esatta posizione. Uno scafista che conosce bene quel che fa non ha problemi, invece molte volte devo spiegare io al telefono come fare per andare sul menu del cellulare, cercare la parola Gps e leggere quello che c’è scritto, cioè la loro posizione. Questo spesso accade perché li mandano allo sbaraglio dopo poche istruzioni. Ultimamente è capitato spesso che al comando di un barcone ci fosse un profugo qualsiasi. E una volta in Italia vengono identificati come scafisti”.

Chi organizza i barconi e li mette in mare, invece, intasca senza rischiare. “I veri scafisti e trafficanti non vogliono rischiare più – spiega – e mandano dei disperati. Spesso nigeriani, eritrei, etiopi o somali”. A volte i trafficanti accompagnano i migranti in acque internazionali e il passaggio al timone avviene direttamente in alto mare, racconta Zerai. “Arrivano fino a un certo punto del Mediterraneo e poi dalle navi madre i migranti vengono trasbordati in barche più piccole o gommoni e mandati incontro alla morte o se sono fortunati, ai soccorsi. I veri scafisti restano sulle navi madre”.

A fare affari sulla vita dei migranti ormai ci provano in molti. “Molti eritrei mi hanno detto da poco di aver pagato intorno ai 1.500 euro, qualcuno anche 1.800 euro”. Un prezzo da pagare intorno alla media, spiega Zerai. Ci sono stati momenti in cui per salire su di un barcone bisognava pagare anche più del doppio. “In questo momento – spiega Zerai – tutti si improvvisano trafficanti e passeur. Il primo che ha una barca o un gommone si improvvisa organizzatore di questi viaggi. C’è tanta offerta, ma anche molto più pericolo, perché sono persone meno esperte”. Anche sulla terraferma i trafficanti non perdono occasione di incrementare i propri affari. “I passeur sono aumentati – spiega Zerai -. Gli arresti di questi giorni, infatti, riguardano persone che si sono messe a disposizione per organizzare viaggi verso il Nord Europa. Ovviamente si facevano pagare profumatamente”. Tra scafisti e passeur non manca certo il coordinamento. “Gli intermediari in Libia sono spesso gli stessi eritrei, etiopi, somali e sudanesi in contatto con quelli che sono qui in Europa – racconta -. Quando sta partendo un barcone da lì, li avvisano e i passeur si tengono pronti per organizzare il viaggio successivo via terra dal Sud dell’Italia verso il Nord Europa”.

Per contrastare il fenomeno dei trafficanti, per Zerai serve l’impegno delle istituzioni con le investigazioni, ma da sole non bastano. “L’unica via praticabile è aprire accessi legali – spiega -. Altrimenti è inutile. Solo chiacchiere e non si va da nessuna parte. Bisogna superare l’accordo di Dublino”. Per Zerai, i passeur fioriti in questi anni “sono nati perché la gente non dà le impronte digitali, non vuole essere intrappolata in Italia e vuole raggiungere i propri familiari, parenti o amici nel Nord Europa. Bisogna togliere tutte le barriere che in questi anni hanno favorito il traffico di esseri umani, la criminalità, gli abusi e lo sfruttamento di queste persone che arrivano e cercano di trovare protezione, asilo e ricongiungimento con i propri familiari”. (ga) 

© Copyright Redattore Sociale, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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