Ma no?Ora il Senato si può eleggere! Caffè del 17 aprile

Sorpreso, come gli altri dissidenti del PD, dalla marcia indietro di Matteo Renzi sul Senato elettivo, Mineo commenta, ironicamente spero, che “Renzi ha un talento vero per la politica”. Sì, se per politica si intende adottare di volta in volta il progetto o l’alleanza che più  conviene alla conquista o alla conservazione del potere, indipendentemente dal loro contenuto e valore. Se non c’è il trucco dietro questa ultima uscita, può darsi che abbia deciso di fare quello che si fa abitualmente su una barca che affonda: liberarsi di una parte del carico. Dovendo scegliere, meglio l’Italicum oggi che la riforma del Senato domani. Lo stesso talento di Berlusconi (nandocan)

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo17 aprile 2015 – Questo Renzi comincia a scocciarmi, scrive Altan. E sotto il suo editoriale, Repubblica comunica urbi et orbi  “L’offerta di Renzi ai ribelli del Pd. Sì al Senato elettivo”. Dunque avevamo scherzato: quei senatori che perdevano tempo per non perdere la poltrona in fondo avevano ragione, superare il bicameralismo con un Senato delle Garanzie, eletto dai cittadini, si può, anzi in cuor suo Matteo è sempre stato d’accordo. Chissà perché, allora, decise di spianare Chiti e Mineo, cacciandoli dalla commissione competente, e poi Tocci e Corsini, D’Adda e Gatti e gli altri. Solo per compiacere la Boschi o per strappare alla Finocchiaro una riforma informe?

 Italicum, i voti ci saranno, assicura dall’aereo che lo porta da Obama. E allora perché cambia verso, perché fa marcia indietro? Forse perché il gioco è ormai scoperto, perché troppa gente pensa che la sua crociata per le riforme sia prima di tutto una battaglia per il potere. Per restare arbitro del governo, dominus del Parlamento, burattinaio delle riforme e del nuovo ordine che verrà. Renzi ha un talento vero per la politica e deve aver capito che di vittoria in vittoria rischiava di avviarsi verso una trionfale sconfitta. Non domani né dopodomani né per mano delle minoranze Pd, ma i segnali del logoramento sono evidenti. E allora, disposto a tutto, pur di mettere in salvo quello che più gli sta a cuore: “Il doppio turno – dice – ci farà abbandonare per sempre il consociativismo veterodemocristiano”. Il doppio turno di collegio, sì. Quello dell’Italicum serve ad altro: ad eleggere un Re democratico, certo per 5 lunghi anni di poter dettar legge in Parlamento. Il consociativismo rientrerà dopo, nella mediazione di governo

 L’indagata non si tocca, titola Il Fatto. Raffaella Patia, coinvolta -per omesso allarme- in un’indagine su omicidio e disastro colposo, è stata difesa sia da Lotti e Guerini che dal cardinal Bagnasco, che ha parlato di indagini a orologeria. Eccolo il Partito della Nazione, ecco il nuovo sistema di potere. Con il premier che si fa Re, i gruppi di pressione e influenza entrano a Corte. Così è sempre stato e così sarà.

Vola lo spread, scrive il Sole24Ore. Perché Atene spaventa i mercati”. La Grecia non ha più soldi, Tsipras non si vuole piegare al ricatto dei creditori, e rischia anche l’Italia. Perché “sperare – scrive Moyra Longo- che il default della Grecia o la sua uscita dall’euro non abbiamo impatto sui mercati e sugli altri paesi dell’Unione Monetaria è come pretendere che una bomba non faccia danni esplodendo”. Il silenzio di Renzi è davvero insostenibile. Solo aiutando la Grecia, solo affermando in Europa che è giusto che il creditore paghi quando sarà in condizione di farlo, avremmo potuto (e forse potremmo ancora) metterci al riparo da guai seri. Perché il nostro debito è 7 volte quello di Atene e lo sanno i briganti che muovono il debito. Uno di loro, Rodrigo Rato, ex direttore generale del Fondo Monetario Internazionale ed ex vicepremier spagnolo, è stato arrestato ieri dalla polizia di Madrid per riciclaggio e frode fiscale.

Gettati in mare perché cristiani, Corriere. Pensavano di condividere la stessa tragedia, di nutrire una medesima speranza, di pregare, tutti, un solo Dio. Il trasfert li ha uccisi: invece di prendersela con Al Sisi, Erdogan, Abd El Aziz, invece di ripudiare imam ignoranti e bugiardi, uomini identici a loro li hanno buttati in mare. Perché diversi, infedele, rom. È sempre lo stesso vecchio transfert: “in Germania ci sono 5 milioni di disoccupati e 5 milioni di ebrei di troppo”. La stessa guerra mondiale a pezzi che 100 anni fa ha preteso, come danno collaterale il genocidio di Armeni e Cristiani 

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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