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Illuminare le periferie. Contro ogni tentativo di oscurare la democrazia

reti

La citazione non è esplicita ma nello scritto che segue del Presidente della FNSI si parla dell’articolo 2 della Costituzione. Qui è detto che ” la repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…”. E’ infatti in questi corpi intermedi della società, e non soltanto nei partiti, che vive la democrazia. Triste che si senta il bisogno di ripetere questa ovvietà. Ma tant’è, non è a caso che si parla oggi, con brutto neologismo, di “dis-intermediazione”. La pretesa dei governi di conoscere e gestire i problemi, le sofferenze e le attese dei cittadini affidandosi ai sondaggi piuttosto che all’offerta di partecipazione che viene dal vasto mondo delle associazioni e del volontariato (e perfino delle organizzazioni politiche e sindacali di base) contraddice la democrazia. Eppure non soltanto i governi, anche i mezzi di comunicazione di massa tendono a sottovalutare o ignorare la parola e l’azione di “chi vive negli spazi quotidiani delle difficoltà e delle fatiche”. Fa eccezione la rete, ma non illudiamoci troppo. Anche la rete è strumento che pochi riescono a usare su vasta scala perché possa interagire con i luoghi del potere. E i leaders politici se ne servono per lo più a senso unico. Ecco allora che l’attenzione del giornalismo italiano, rappresentato dall’FNSI, per questa nuova iniziativa, la “rete delle reti”, è anche un modo per favorire un’inversione di tendenza. Starà ai giornalisti farla propria e magari accettarla come una nuova, preziosa “agenzia” per il lavoro in redazione (nandocan).

Della Volpe Santo***di , 12 aprile 2015 – E’ un tempo difficile per chi punta all’allargamento degli spazi di partecipazione e di decisione nelle democrazie occidentali. Soprattutto dove la crisi economica di questi anni coincide con seri tentativi di “ristrutturazione” sociale: si tende a restringere spazi di partecipazione in nome di un decisionismo al limite delle regole, per costruire percorsi di governo che tendono a scavalcare  le basi su cui si fonda il patto sociale delle nostre società. Dal Welfare ai luoghi di produzione di merci e beni di consumo, c’è una tendenza a non parlare con chi vive  negli spazi quotidiani delle difficoltà e delle fatiche; ma anche a non decidere insieme con le rappresentanze delle istanze sociali, con le associazioni, i sindacati, come se la rappresentanza dei problemi e delle virtù di chi vive in Europa e nel nostro Paese fosse delegata a esigenze singole, magari rappresentata da Social Network e solitudini del Web.
Per questo è diventato necessario cercare di invertire questa tendenza mettendo in rete le associazioni ed i gruppi che vivono la realtà della comunicazione e dei fili che legano i problemi reali con la loro rappresentazione mediatica.
Illuminare le periferie significa proprio dare spazio a chi non si volta dall’altra parte quando ci sono da capire le ragioni di malesseri sociali e fatiche quotidiane: significa dare voce a chi non aspetta la statistica (necessaria per altro ma non esaustiva) o il sondaggio di opinione per interessarsi di realtà periferiche non solo geograficamente, ma nella mappa delle decisioni e della rappresentazione dei bisogni. Significa lavorare nel mondo dell’informazione per non essere megafoni del potere , ma coscienza critica dei governi, in nome degli interessi collettivi, del bene comune rappresentato dalle persone,singole o associate. E ,in particolare, significa fare il proprio lavoro di informatori corretti e preparati, decisi a dare notizie utili a capire e conoscere quello che accade, affinché aumentino gli spazi di approfondimento e di formazione delle idee dei cittadini.
I giornalisti italiani, la Fnsi, fanno parte di questo percorso, sono dentro il progetto di “Illuminare le periferie” perché contro l’oscurantismo non c’altra strada che l’illuminazione dei luoghi dove si vogliono celare le notizie ed i problemi,tutti, che attraversano la vita delle persone. E’ il nostro giuramento di Ippocrate, la base del nostro lavoro come guardiani della Democrazia. Ed in questo momento , nel quale leggi bavaglio si profilano all’orizzonte, la nostra battaglia per difendere ed allargare gli spazi di conoscenza ed informazione ha un naturale alleato nell’insieme di associazioni e gruppi che nella società, italiana,europea e mondiale, tendono ad essere partecipi della  trasformazione sociale, senza limitarsi a stare al balcone a guardare quello che altri decidono.
Questa è l’ora di essere sulla scena del cambiamento contro i bavagli oscuranti ed in nome dell’illuminazione delle realtà sociali dove, per altro, aprire spazi di conoscenza, serve anche ad evitare che prendano il sopravvento le rassegnazioni e gli oscurantismi che vari gruppi,più o meno criminali, tendono a far passare come regole di convivenza in nome dei loro loschi affari.
Oggi più che mai il ruolo dell’informazione è determinante. Ed e’ per questo che la Fnsi è impegnata nel percorso di “Illuminare le periferie”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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