Da self made man a proletario. Caffè del 10

Mineo caffè***di Corradino Mineo10 aprile 2015 – Abbiamo un Presidente. Dopo la strage nel cuore di Milano -“Strage a Palazzo di Giustizia”, Corriere, “Giorno di sangue in Tribunale”, Repubblica, “Massima insicurezza”, il Fatto -, Sergio Mattarella ha convocato d’urgenza il Consiglio Superiore della Magistratura e ha detto “Basta discredito sui magistrati”. Cogliendo un punto della profonda crisi italiana: venti anni di conflitto tra politica e magistrati hanno lasciato il segno. Se i potenti vengono assolti, i pubblici ministeri e i giudici delegittimati (non solo per i loro errori, ma anche perché pretendono di amministrare giustizia con autononia di giudizio (libero convincimento si diceva), ecco che io, cittadino, divento vittima, non della bancarotta che ho provocato e della frode che ho consumato, ma di un sistema ostile e inquisitorio; inquisitorio con me, corrivo con altri. Sul tema della giustizia giusta, il governo balbetta, alla ricerca, com’è ogni giorno, del sostegno parlamentare degli ex berlusconiani e dal disco (ideologico) rotto che ripetono.

 Un metal detector non ferma la pazzia, ha scritto Zucconi. Certo, ora i giornali scrivono dell’assassino entrato con una beretta calibro 9 insieme ad avvocati e pubblici ministeri, di quel permesso di detenere l’arma che non gli era stato revocato, dei 16 agenti che sono troppo pochi. “Far West Italia”, titola Libero. “Senza difese”, gli fa eco il Giornale e scrive che “il processo ad Alfano è già cominciato”. L’America insegna quanto sia difficile fermare la pazzia, ma quella del “Conte Tacchia” è pazzia sociale, una forma particolare di pazzia alimentata da un processo inesorabile e inevitabile di proletarizzazione del ceto medio. E questa furia si può, si deve, cercare di prevenirla. 

Tutti self made man. Con la partita IVA, imprenditori con soldi a prestito e conti coperti, ma con i loro dipendenti senza coperture. Non era questo il miracolo neo liberista promesso da Berlusconi? E vi ricordate i “ristoranti pieni” quando già eravamo in piena crisi? Poi il destino cinico e baro ne ha fatti fallire troppi di quegli ex eroi dei neo capitalismi. Così il mondo si rovescia. Chi ti dava il prestito, ora non ti guarda in faccia, l’agenzia delle entrate si rifà su chi è in difficoltà o in rovina, infine il controllo di legalità. Spietato! Abbiamo visto i forconi che minacciavano, uno sparatore davanti Palzzo Chigi, ora un assassino nel palazzo che fu di Mani Pulite. Andrebbero accompagnati, questi neo proletari. Senza pretendere di spennarli quando non hanno di che risarcire, mostrando che anche i ricchi e i corrotti pagano, che i mafiosi non la fanno sempre franca. E ridando dignità al lavoro. Nessuno si senta perdente se per portare il pane a casa, fa il cameriere o il portantino o lo scaricatore ai mercati generali. Dignità del lavoro, giusta paga, sussidio a tempo per chi resta senza reddito, diritti. 

I paesi emergenti balbettano, i mercati tremano, Lagarde lancia l’allarme sul debito e la disoccupazione”. Così titola oggi Financial Times. La crisi non è affatto finita. Grandi finanzieri, economisti e ministri ascoltano come un oracolo Yanis Varoufakis, a Parigi. Ne scrive Federico Fubini. “In 5 anni, con le ricette di Ue e Fmi i salari medi sono scesi in Grecia del 40% e l’economia è sempre al palo. Come durante la Grande Depressione, l’onere finisce tutto sulle spalle dei più deboli”. La ricetta ha fatto default. E il nostro governo? Continua il silenzio assordante sulla Grecia. 

Ho fiducia in De Gennaro. Renzi ha scelto e ha buttato Orfini giù dalla torre nell’irrilevanza. Ma una commissione d’inchiesta sul G8 non sarebbe opportuna. Si è riaperto il Caso Moro, perché quello della “macelleria messicana” no?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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