Illuminiamo le periferie del mondo. Verso la “rete delle reti”. Il 10 aprile alla Fnsi

retiUn coordinamento on line delle associazioni e dei movimenti per la solidarietà e la difesa dei diritti, iniziativa per la quale mi sono espresso più volte anch’io negli anni trascorsi, prende finalmente il via.  Come scrive giustamente il direttore del sito di articolo21, si tratta di uno “strumento” apartitico ispirato a valori comuni, per animare il quale tutti potranno dare una mano e nessuno metterà il suo cappello. Non un sito in comune, almeno per ora. Ma come ho detto intervenendo al direttivo di articolo 21, per illuminare le periferie del mondo dobbiamo prima illuminare noi stessi, ciascuno aprendo il suo spazio in rete alla voce e alle iniziative degli altri e promuovendo di tanto in tanto manifestazioni in comune. Insomma, per dirla con espressione un po’ banale, insieme si vince. Chi legge queste righe e si riconosce in questo progetto è invitato ad aderire personalmente incoraggiando magari l’associazione di cui fa parte a proporre la sua adesione (nandocan) 

***di , 7 aprile 2015 – Il primo compito del giornalismo è dare voce ai protagonisti delle realtà cancellate, garantendo un’informazione non frammentaria ma che fornisca quegli elementi di scenario – la memoria – che consentano a tutti di formarsi una opinione davvero libera. Questo è lo spirito con il quale da Assisi lo scorso anno Articolo21 ha sviluppato la campagna per “illuminare le periferie del mondo”. Da questa riflessione, condivisa con altre associazioni e personalità del mondo della cultura, è partita l’idea di dare vita ad una “rete delle reti” finalizzata a descrivere la “geografia” degli oscuramenti, ma anche di riflettere sui modelli positivi, sulle esperienze già in atto, sulla possibilità di creare una rete che consenta la reciproca conoscenza tra esperienze diverse. Un percorso di contaminazione tra sensibilità che hanno in comune la difesa dei diritti dei soggetti meno privilegiati ed esclusi, quelli di cui l’informazione parla poco (e male). Lavoratori, studenti, immigrati… Ma anche un modo per valorizzare tutte quelle esperienze virtuose, di associazioni e movimenti (per la libertà di informazione, per la pace, per l’integrazione, per i diritti umani, contro la criminalità…) le cui iniziative dovrebbero avere la giusta cassa di risonanza.

Quello che concretamente proponiamo è di costruire uno strumento – principalmente attraverso il web – che consenta ai singoli soggetti di avere un “amplificatore” delle proprie iniziative, campagne, appelli… facendo sì che tutta la rete possa dare a questi eventi adeguato spazio in tempo reale.

Il 31 marzo si è svolto presso la Tavola Valdese un primo incontro fra diversi soggetti per un primo confronto sul progetto della “rete delle reti”. Uno scambio di valutazioni molto utile che proseguirà il 10 aprile prossimo dalle ore 9.30 presso la Fnsi (primo piano) in una riunione dalla quale daremo vita al coordinamento di questo nuovo stimolante progetto condiviso.

Hanno già aderito:

Raffaele Lo Russo (segretario Fnsi), Andrea Camporese (presidente Inpgi), Daniele Cerrato, (presidente Casagit), Vittorio Di Trapani e Daniela De Robert (Usigrai), Riccardo Noury, (portavoce Amnesty Italia), Andrea Iacomini (portavoce Unicef), Tarek Brhanè e Valerio Cataldi (Comitato 3 ottobre), Flavio Lotti (portavoce della Tavola della Pace), Giovanni Marzini (presidente premio Luchetta), Riccardo Cristiano (Il Mondo di Annibale), Mara Filippi (Premio Roberto Morrione), Claudio Paravati (direttore Confronti), Laura Berti, Gian Mario Gillio, Elisa Marincola, Paola Venanzi, Danilo Sinibaldi, Roberto Bertoni, Antonella Napoli, Giambattista Frontera, Fernando Cancedda

Per comunicare le adesioni inviare una mail a: corradino@articolo21.info

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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