Impero dei traffici d’armi denuncia Papa Francesco che al solito non fa sconti

 Quanti erano quelli che gridavano “Osanna al figlio di David” all’ingresso di Gesù in Gerusalemme? Forse tanti quanti, qualche giorno dopo, avrebbero assistito curiosi o indifferenti alla sua crocifissione. Così oggi anche chi applaude commosso alle “parole semplici ma inequivocabili” di Papa Francesco non pensa affatto a pretendere che vengano messe in pratica “senza sconti” , come scrive Remondino, dai loro governi.  Convinti che Bergoglio, governi, trafficanti d’armi facciano tutti e ciascuno “il loro mestiere”, che tutti e ciascuno non possano parlare e agire altrimenti. Non diversamente, diciamolo, da quei Farisei che Gesù apostrofava come “sepolcri imbiancati”.  Eppure, come le folle di ebrei che lo ascoltavano, non solo i cristiani ma anche i musulmani lo riconoscono oggi come un  profeta. Basterebbe che non fossimo così rassegnati all’idea che il mondo appartiene al “principe delle tenebre” (nandocan)

Remondino Ennio***di Ennio Remondino, 5 aprile 2015* –  Partiamo dai fatti. Le drammatiche immagini arrivate dal campus universitario di Garissa, in Kenya, dove un commando degli islamisti di Al Shabaab ha ucciso 142 studenti cristiani. Ma per la vita dei cristiani quella rappresentata dai terroristi somali non è l’unica minaccia nel mondo. Secondo un rapporto del World Watch Monitor, nel 2014 sono state almeno 4.334 le persone di fede cristiana uccise nel mondo, più del doppio rispetto al 2013. Oltre alla distruzione di 1.062 luoghi di culto, come è accaduto a Ninive, dove le croci sono state sostituite con i vessilli neri dello Stato Islamico.

A contendersi il primato in questo bollettino di guerra, Nigeria e Repubblica Centrafricana, Paesi percorsi da crudeltà infinite lasciate rispettivamente da Boko Haram jihadisti in Nigeria e dagli scontri tra le milizie musulmane Seleka e i gruppi armati a maggioranza cristiana anti-Balaka (anti machete). Gli altri Paesi delle persecuzioni, i primi 10, sono tutti a maggioranza musulmana (Siria, Iraq, Afghanistan, Pakistan, Eritrea, Somalia, Sudan, Iran), tranne la Corea del Nord. Un mondo segnato da massacri, violenze e discriminazioni religiose, di cui i cristiani sono vittime nel 70% dei casi.

Parlando in piazza San Pietro Papa Francesco usa come sempre parole semplici ma inequivocabili, senza sconti: fine dei troppi conflitti in corso in un mondo in mano ‘ai trafficanti di armi’. Pace per la Nigeria, Sudan e Sud-Sudan, la Repubblica Democratica del Congo. Memoria e preghiera per i giovani uccisi giovedì a Garissa, in Kenya, per i rapiti e i profughi. Per la Siria e per l’Iraq, per la Libia, ‘affinché si fermi l’assurdo spargimento di sangue in corso’, e in Yemen “prevalga volontà di pacificazione’. Pace infine per la tormentata Terrasanta e per l’incontro tra israeliani e palestinesi.

Elenco delle principali guerre in corso declinato tra preghiere ed esortazioni, con uno spunto di politica internazionale, con un cenno di speranza per gli accordi sul nucleare iraniano. Una citazione non neutrale sugli Stati Uniti conservatori e su Israele con polemiche di stretta attualità. Bergoglio non ci gira attorno: ‘Pace chiediamo per questo mondo sottomesso ai trafficanti di armi, che guadagnano con il sangue degli uomini e delle donne’. Moniti nella liturgia pasquale tra palme ed ulivi, ma tornare su ‘guerre necessarie’ e su ‘armamenti indispensabili” in Italia sarà più difficile.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti