Sughero e droni. Il MUOS a Niscemi

Niscemi murale di Blu anti MUOS

Caro Bastian Contrario, se c’è qualcosa di strambo non è tanto la decisione del TAR di Palermo di bloccare il MUOS “sull’onda della mobilitazione ambientalista” ma che si parli solo di “rischi per la salute tutti da dimostrare”. Non tutti sanno che cosa è il MUOS (Mobile User Objective System), ma quasi tutti ricordano la straordinaria mobilitazione non tanto degli abitanti ma dei pacifisti siciliani e di tutto il mondo per gli euromissili a Comiso, una quarantina di chilometri a sud di Niscemi. Ieri, 4 aprile, è stato il trentatreesimo anniversario di una delle più famose manifestazioni nella storia della regione (alla quale ero anch’io presente personalmente). Vale la pena di leggerne il resoconto in un libro scritto dall’attuale ministro degli esteri Paolo Gentiloni con Alberto Spampinato e Agostino Spataro.

“…4 aprile 1982. Pio La Torre alla testa di un corteo di cinquemila persone, una fiumana umana mai vista nella cittadina iblea. Comiso era entrata nel cuore dei pacifisti di tutto il mondo: erano presenti delegazioni di 15 paesi europei e mediterranei. Quasi centomila cittadini della provincia di Ragusa avevano firmato la petizione popolare con la quale si chiedeva al governo di sospendere i lavori di costruzione della base per agevolare così una ripresa delle trattative ginevrine sul disarmo e una più efficace legislazione antimafia. Fra i cinque milioni di siciliani quella petizione aveva ottenuto un milione di firme; era una valanga umana che avanzava e minacciava di travolgere tutti gli equilibri politici consolidati…” 

Il MUOS è, per chi non lo sapesse, un sistema di comunicazioni satellitari adottato dalla marina americana per connettere forze navali, terrestri e aerei con o senza pilota con i centri di intelligence situati in ogni parte del mondo.    Il sistema è composto da tre grandi parabole del diametro di 18,4 metri e due antenne alte 149 metri. Funziona con tre postazioni gemelle a terra (in Virginia, Hawaii e Australia) collegate a quattro satelliti orbitanti. “In Sicilia – scrive Aldo Premoli su Arttribune – doveva stare a Sigonella, ma le radiazioni emesse sono così potenti da costituire un rischio per i detonatori dei sistemi d’arma presenti nell’aeroporto. Radiazioni del genere sono ovviamente pericolose anche per il personale militare, ma paiono invece non destare preoccupazione (tra le autorità) per i residenti di Niscemi e Caltagirone, che stanno a pochi chilometri di distanza. L’allora ministro La Russa ha fatto di tutto per avere il MUOS nella sua Sicilia, mentre l’attuale governatore Crocetta ha dapprima polemizzato, poi negato, poi ricorso, però alla fine la concessione è arrivata”.

Ma il rischio non è solo quello di radiazioni. E’ così difficile capire che l’uso sempre più frequente e micidiale dei droni può trasformare Niscemi in un obbiettivo militare da mettere sotto tiro? E non soltanto Niscemi ma, come ricorda Premoli, “la Sicilia piattaforma di guerre e missioni di morte, un’infinità di basi disseminate nell’isola. Cacciabombardieri, antenne e velivoli radar, sommergibili e portaerei a capacità e propulsione nucleare, adesso perfino i famigerati droni per spiare e colpire a distanza, uccidere senza rischiare di essere uccisi, l’estrema automatizzazione e disumanizzazione della guerra”. Caro Bastian Contrario, forse gli abitanti di Niscemi pensano proprio a quello che sta succedendo in Libia e alle sue conseguenze (nandocan)

***di Bastian Contrario (Ennio Remondino), 3 aprile 2015* – Un trattato internazionale tra Italia e Stati Uniti per comunicazioni satellitari a scopi militari, il Muos (Mobile User Objective System), è stato bloccato dal Tar di Palermo. No, non è una barzelletta, e il sindaco di Niscemi, i 5 Stelle, i verdi e il comitato locale delle mamme di Niscemi hanno esultato. Niscemi è uno delle quattro stazioni di terra del Muos (le altre tre sono in Virginia, nelle Hawai e in Australia) che guidano i droni a colpire i loro bersagli nel mondo. Il Tar di Palermo ha preso la sua decisione sul’onda della mobilitazione ambientalista, che parla di rischi per la salute. Tutti da dimostrare. Il Bastian contrario si chiede: ma il Tar, gli abitanti di Niscemi, gli ambientalisti sanno che cosa è successo a pochi km dalla Sicilia: in Libia, per esempio? Ma, soprattutto, è mai possibile che il Tar di una regione italiana possa prendere decisioni che sovvertono trattati internazionali firmati dall’Italia? Se dei trattati sono stati firmati e hanno valore legale. Al Bastian sembra tutto abbastanza strambo.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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