Tutti gli orfani ringhiosi dell’Iran ‘Stato Canaglia’

Madia Aldo***di Aldo Madia, 4 aprile 2015 – Durante gli incontri dell’Iran con il G. 5 + 1 in Svizzera, 47 dei 54 Senatori Repubblicani statunitensi avevano firmato una lettera indirizzata alle autorità iraniane nella quale dichiaravano che eventuali impegni assunti dall’attuale Presidente non sarebbero vincolanti per il suo successore.

L’amministrazione Obama fa passare l’accordo attraverso l’Onu e fa fessi i 47 forcaioli.

In Iran i conservatori iraniani, stessa pasta ma forse più intelligenti, ora esultano assieme a tutta la popolazione. Rinforzati dalla nomina dell’Ayatollah Mohammad Yazdi, ultra-conservatore, a Capo dell’Assemblea che orienta la nomina della Guida Suprema, l’area radicale aveva chiesto che l’eventuale Accordo venisse sancito dall’ONU. Così è avvenuto e non hanno formalmente più nulla da criticare.

Smontato in un colpo tutto lo schieramento interno che alle prossime elezioni Presidenziali aveva deciso di votare contro il moderato Rowani. Tra loro il Generale Qassem Suleimani, imbattibile eroe della guerra contro l’Iraq di Saddam Hussein (1980-1988) e delle missioni in Afghanistan, Siria, Iraq e ora contro l’Islamic State of Iraq an Sham, Capo dal 1994 delle Brigate Al Quds.

Ora voteranno tutti Rowani senza se e senza ma.

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*da RemoContro

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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