4 aprile 1975: Bill Gates e Paul Allen inventano la Microsoft….

Come tanti altri giornalisti iniziati alla professione negli anni sessanta anch’io cominciai a scrivere i primi “pezzi” su una vecchia Remington nera e il dattiloscritto in quattro copie con la carta carbone. Ma alla metà degli anni ottanta, quando regalai a mio figlio un “commodore 64” (che custodisco ancora gelosamente in cantina) per i suoi giochi, imparai subito a scriverci anch’io incidendo su delle audiocassette e fu la mia prima esperienza “digitale”. Quanto a mio figlio, non potevo immaginare allora che sarebbe un giorno diventato ingegnere informatico e “principal applied researcher”. At Microsoft, London. (nandocan)

 …e in Italia a 40 anni di distanza siamo ancora a discutere di una Rai digitale che è ancora per metà analogica.

gatesallen***di , 3 aprile 2015 – Le date, si sa, sono spesso simboliche e gli anni, di per sé, non fanno storia. Ma la forza delle ricorrenze sembra aumentare in questi anni veloci, ma superficiali, che hanno una forte esigenza di memoria. Per questo il 4 aprile di 40 anni fa non è un giorno qualsiasi, ma una data da ricordare, e da celebrare.Quel giorno due ventenni americani ad Albuquerque, nel Nuovo Messico, costituirono una piccola società, anzi una partnership fra loro, denominata “Micro-soft company”. Erano amici dai tempi del liceo e si chiamavano, e si chiamano, Paul Allen e Bill Gates.E’ indiscutibile che quei due ragazzi di 40 anni fa hanno cambiato la storia. Come sempre, non sappiamo come sarebbe andata senza l’incoscienza con cui proposero alla MITS – la società che aveva ideato il primo microcomputer, Altair 8800 – un software che avrebbe risolto tutti i problemi, senza avere ancora in mano una riga di codice.Sappiamo che lo fecero, riuscirono a scrivere un buon software, lo chiamarono Basic e quando lo provarono funzionò. Secondo molti ebbero fortuna, e di questo si può essere sicuri. Ma i due erano anche molto bravi, lavoravano giorno e notte mangiando solo quelle terribili cose americane che oggi loro stessi definiscono “cibo spazzatura”, ma leggendo tutto quello che avveniva in quella terra benedetta da tutti gli dei che fu poi chiamata “sylicon valley”.Dopo l’aprile 1975 anche la nostra vita di italiani accoccolati sulle bellissime Olivetti lettera 22 e 24 era destinata ad un cambio epocale e quando apparvero quei primi enormi floppy disk che sostituivano i raccoglitori di dati e le cartelline degli scaffali tutto cominciò ad essere più chiaro. Quando nelle redazioni, dieci anni dopo, arrivarono quei grossi PC panciuti, con quei caratteri bianchi o verdi su fondo nero il primo cambio di logica era avvenuto: Uno scriveva, un altro, su un altro tavolo, correggeva e spediva verso un terzo tavolo che portava il tutto sul banco di regia del telegiornale.Gli occhialoni di Bill Gates ci guardavano dall’altra parte dell’Oceano insieme con gli occhialini nervosi di Steve Jobs che già lanciava la sua emozionantissima sfida “think different”. Noi balbettavamo i primi passi in redazioni piegate dallo scontro con i grafici e dalla violenta battaglia della fine del piombo in tipografia.Eppure di quell’epico 1975 (rileggere “Idea Man” di Paul Allen e “Jobs” di Isaaksoon) l’eco più potente che arrivava e che ci lascia stupefatti ancora oggi, 40 anni dopo, era la libertà. La libertà d’azione di questi ragazzini, perché tali erano, di essere ricevuti e ascoltati dalle aziende più forti dell’epoca, la forza di questi baldanzosi bravi ragazzi americani che venivano assunti tutti, a periodi, per realizzare i loro progetti, che poi si rivelavano forti e loro in qualche modo se li riportavano via per farne quello che oggi sappiamo. Ma i dirigenti dei colossi americani con Bill Gates ci parlavano sulla panchina del campus a tu per tu, gli mettevano a disposizione un computer e una scrivania al buio, solo perché sentivano di avere davanti a loro quelli che avrebbero scritto il futuro.

Ora che sappiamo che è andata proprio così, nel festeggiare il ricordo di giorni che hanno cambiato il percorso della storia ci viene inevitabilmente da riflettere sul fatto di come, allora come oggi, sarebbe del tutto impossibile per dei giovani contemporanei sfondare in paesi come il nostro e più complessivamente in Europa. Solo per presentare un curriculum e ottenere un appuntamento passano mesi.

Bill Gates, Paul Allen, Steve Jobs, Steve Wozniak erano geniali, ma ebbero la grande fortuna di essere nati al momento giusto nel posto giusto, là dove tutto poteva accadere, dove se portavi un’idea ed era buona non solo ti assumevano, ma ti davano subito un sacco di soldi per farla fruttare, era insomma il mitico sogno americano.

E noi qui, dopo 40 anni a discutere di una Rai digitale che è ancora per metà analogica, consegnata al governo dalla legge Gasparri, dalle forzature extra legem di Mario Monti e ora dal ddl di Matteo Renzi.

Ma con chi parlerebbero oggi qui quattro giovanotti vestiti strani pieni solo di idee nuove, senza slides, senza video in 3 D ma solo un po’ di formule su un tablet? Neppure con i baristi di Saxa Rubra, visto che i bar sono stati sigillati dalla magistratura…
Eppure a noi un sogno italiano di questo genere ci farebbe tanto comodo adesso!

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti