“Un’alleanza per il bene” per raccontare le storie di tutti quei bambini che sono colpiti dalle guerre. Nel ricordo di Marco Luchetta

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Vorrei che al posto dei monumenti ai caduti che ornano le piazze dei nostri paesi, al posto di tante statue di soldati in assetto di guerra e atteggiamento bellicoso, vi fossero monumenti di bimbi con le mani alzate e lo sguardo spaventato della piccola nella foto. Perché allora potremmo dire che il mondo è davvero cambiato e, con la consapevolezza diffusa della follia della guerra, l’umanità avrà compiuto il  passo più decisivo per la sua evoluzione (nandocan).

***di , 1 aprile 2015* – E’ nata a Trieste una nuova coalizione. Tranquilli, non si tratta dell’ennesimo partito né di una discesa in campo di sigle sindacali. Unicef Italia e Fondazione Marco Luchetta hanno deciso di costruire un’”alleanza per il bene”, per raccontare le storie di tutti quei bambini che sono colpiti dalle guerre, spesso dimenticate, di cui nessuno parla e che nel mondo colpiscono 230 milioni di bambini, 1 su 10, di cui 15 milioni “solo” in Siria, Iraq, Sud Sudan, Centrafrica, Gaza.

L’obiettivo ambizioso è quello di lavorare insieme per una svolta culturale, per illuminare le periferie del mondo, per citare Giuseppe Giulietti e Articolo 21, per raggiungere gli irraggiungibili e rendere consapevoli le nuove generazioni che nella complessità del mondo di oggi certi fatti ci appartengono, non sono lontani da noi. Essere indifferenti alle atrocità, a bimbi feriti, senza più un tetto né una casa oppure fucilati, giustiziati o addirittura crocifissi come avviene in queste ore in Iraq a causa della ferocia dell’ISIS, vuol dire consegnare alla morte milioni di persone e bambini innocenti.

Concretamente dunque, UNICEF e Fondazione Luchetta hanno deciso di dare vita al Premio “I Nostri Angeli” che nell’ambito del Premio Luchetta, il più importante dei riconoscimenti in Italia per i giornalisti che si sono spesi per raccontare le storie dei bambini nei conflitti di tutto il pianeta, premierà la testata che si sarà distinta proprio per aver raccontato con continuità e attenzione le questioni relative all’infanzia di cui l’UNICEF si occupa in 190 paesi del mondo.

Appuntamento dunque a Trieste dal 29 al 2 luglio per premiare chi, con tenacia e convinzione, documenta ogni giorno il calvario di milioni di bambini che vivono nella morsa della guerra, reclutati come soldato, orfani dei propri genitori ma soprattutto vittime di chi decide di non agire per la pace fin quando un dramma non lo colpisce direttamente e si sveglia dal torpore quotidiano gridando “Mai più” davanti agli orrori infiniti di interi popoli senza sapere “dove avvengono o da quanto avvengono”.

Tutto ciò nel ricordo di Marco Luchetta e del suo sacrificio di giornalista, uomo e soprattutto papà. “Torno in Bosnia, mi ci mandano sempre piu’ spesso. Vado a preparare uno speciale sui bambini. E’ un’ esperienza tragica e affascinante, li’ ti senti davvero un giornalista. Spero solo che non mi accada nulla. Per mia moglie e i bimbi”.

Credit Foto – Osman Sagirli

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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