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Un passo per Obama.Caffè del 3 aprile

Mineo caffè***di Corradino Mineo3 aprile 2015 – “Un accordo c’é, svolta sull’Iran”, Corriere. “Obama: il mondo ora sarà più sicuro”, Repubblica. “L’Iran non avrà l’atomica”, Stampa. L’accordo è stato illustrato da Federica Mogherini per l’Unione Europea (bene!) e dal ministro degli esteri iraniano Zarif. Termini ancora segreti, co-protagonisti i 5 membri permanenti del Consiglio ONU, Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia, più la Germania. Ora Obama e Rohani dovranno piegare l’opposizione dei falchi iraniani e americani. Intanto il Presidente degli Stati Uniti  cerca di far digerire questo barlume di buon senso, questa ragione ancora zoppa -come la chiama Bernardo Valli-, agli alleati renitenti, Israele, Egitto, Arabia Saudita. Se avrà successo, Barack passerà alla storia come Nixon per la pace con la Cina. Teheran riavrà il posto che le spetta  nel mondo, Califfato e Al Qaeda saranno finalmente più deboli.

Già, perchè purtroppo l’altra notizia la fanno loro:  “Strage di razazzi cristiani in Kenya” Repubblica. “Musulmani da questa parte, cristiani di là”, Stampa. 150 studentesse e studenti, speranza dell’Africa Nera, massacrati nel Campus perché cristiani. Carneficina ordita da Al-Shabaab, filiale di Al Qaeda, che torna a competere, a forza di stragi, con il Daesh sirio-iracheno. “Fermateli”, ha chiesto il Papa. Sul campo li combattono Curdi e Sciiti, i quali, con il generale iraniano e “terrorista” Seuliman, stanno per riprendersi Tikrit. Li combatte Obama. Con le bombe. E convincendo i governi arabi che il demone da distruggere è sunnita come loro. E spiegando a Netanyahu che una guerra regionale (contro l’Iran) sarebbe non la salvezza di Israele, ma follia suicida.

Del Rio, ministro delle Infrastrutture. Per sapere chi avrà la delega per le Regioni e il Mezzogiorno (riserva NCD) e chi sarà sottosegretario alla presidenza, dovremo aspettare. I rimpasti si digeriscono con lentezza, nonostante la  velocità di Renzi, che in questa fase ha qualche problema con i dati. Ieri, pubblicati quelli del fisco. “La pressione cresce al 43,5% A fine anno picco del 50,35”, scrive il Sole24ore, secondo cui l’effetto positivo degli 80 euro si vedrà solo in futuro. Intanto  “Sale la spesa pubblica, del 2,6% nel trimestre. Il reddito medio nel 2013, intorno ai 20mila. Pagate le tasse, non ne resterebbe per entrare in un ristorante di Roma o  Milano nè per andare in vacanza al mare o in montagna. Peggio gli imprenditor
i il cui reddito medio non supererebbe i 17mila euro. Per l’80%, lo Stato fa cassa con le imposte di dipendenti e pensionati. Appena il 5% dichiara più di 50mila euro. E solo “30mila Paperoni” superano i 300mila l’anno.

Come può un paese tanto bugiardo costruire il futuro? Non è forse questa la prima riforma, che ognuno paghi secondo le proprie possibilità? Come può il governo disinteressarsi del Grecaccident, cioè del tentativo in corso di spingere Atene fuori dall’euro?  Non ha letto Renzi il Wall Street Journal: “Italia e non Grecia nodo europeo, un elefante in una stanza”? No, il premier  gioca tutta un’altra partita. Repubblica: “Renzi contro Bersani, non accetto altri veti”.

Tranquilli, leggendo l’articolo  scritto dal retroscenista De Marchis, si scopre che l’ex segretario viene usato come spaventapasseri, per tenere lontani i lettori dalla notizia: vera: “Vado avanti, nessuno capirebbe una crisi”. L’avevamo capito, Matteo, che le minacce di far sconquassi erano solo un bluff. Saremo stati “spianati e asfaltati”, ma non siamo gonzi. Più forte sarà l’opposizione in Parlamento alle riforme elettorali e costituzionali, più rimarrai inchiodato a Palazzo Chigi. Magari potrai occuparti di fisco, tornerai a parlare di Grecia e persino di politica indutriale. Ok,il prezzo è giusto.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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