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Le religioni nel mondo Cristiani molto più neri e nel 2100 primo l’ islam

Remondino Ennio***by Remondino Ennio, 3 aprile 2015* – Dunque sarà il sorpasso dell’Islam entro il secolo. Pareggio con cristiani nel 2050. In tempo di Pasqua uno studio del Pew Research center di New York prevede come cambierà l’equilibrio tra le diverse fedi nel mondo: nei prossimi decenni i cristiani resteranno il gruppo religioso più numeroso ma l’Islam continuerà a crescere più rapidamente di ogni altra grande religione. Se il trend persiste, verso il 2050 ci si avvicinerà al pareggio, mentre alla fine del secolo si arriverà il sorpasso. Ma dicono o ricercatori, l’Europa non diverrà ‘Eurabia’. Occidente a parte, in calo gli atei e miscredenti.

Lo studio del Pew Research Center per The New York Times, dice che le religioni rimarranno una forza trainante sul pianeta. Ma quali religioni e verso quali direzioni? Il cristianesimo è stato la più grande religione del mondo per lungo tempo, ma la popolazione dei musulmani sta crescendo così velocemente che raggiungeranno i cristiani entro l’anno 2070 e li superano per la fine del secolo. Nessuna caduta della religione previsto da alcuni futuristi. Il motivo non è che i gruppi religiosi vinceranno attraverso più convertiti, ma semplicemente attraverso crescita demografica e salute.

I musulmani sono il popolo più giovane e hanno i tassi di fertilità più alti di qualsiasi altro gruppo religioso, dice il rapporto. Negli Stati Uniti, la diffusione del secolarismo probabilmente continuerà: un quarto della popolazione senza credo entro il 2050, e un aumento dal 16 per cento nel 2010. Il cristianesimo avrà le maggiori perdite, con la sua quota di popolazione americana in calo al 66 per cento nel 2050 rispetto al 78 per cento del 2010. Il numero di musulmani negli Stati Uniti supererà quello degli ebrei entro il 2035, ma entrambi rimarranno piccole porzioni del panorama religioso americano.

In Europa, la percentuale dei musulmani salirà a circa il 10 per cento da circa il 6 per cento della popolazione nei quattro decenni dal 2010 al 2050. Il quadro non è certo quello della cosiddetta ‘Eurabia’, che alcuni gruppi anti-immigrati in Europa avevano inventato. Entro una – due generazioni di arrivi in Europa, gli immigrati musulmani – come tutti gli immigrati in generale – avranno la tendenza a lasciarsi alle spalle gli alti tassi di fertilità dei loro paesi d’origine e aveva famiglie più piccole, proprio come gli altri europei. Una tendenza alla assimilazione inarrestabile e generale.

Con lo spostamento demografico il cristianesimo – fede identificata come appartenente agli occidentali bianchi – sarà una fede che apparterrà soprattutto ad africani, asiatici e latino-americani nel Sud del mondo. Ora, circa il 25 per cento dei cristiani del mondo vive nell’Africa sub-sahariana. Nel 2050, quattro dei 10 cristiani nel mondo vivranno nell’Africa sub-sahariana. E il cristianesimo sarà ancora la più grande fede nella regione e a livello globale attraverso un rovesciamento storico dove, le chiese africane, nate da missionari da Europa e Stati Uniti, saranno loro a sostenere la pratica religiosa in occidente.

Lo studio parla anche del futuro ormai prossimo – storicamente – di un papa africano, ma rimaniamo ai dati acquisiti. Poi tutta la ricerca si tinge di giallo. Il mistero anche religioso del mondo orientale. La più grande incertezza riguarda Cina, i cui 1,3 miliardi di persone possono ‘stracciare’ qualsiasi valutazione sulle tendenze globali. Dati troppo incerti. Si stima che nel 2010, circa il 5 per cento della popolazione cinese era cristiano, il 18 per cento era buddista, il 22 per cento ha praticato religioni popolari e più del 50 per cento non ha avuto alcuna affiliazione religiosa. Tutto incerto, tutto possibile.

*da Remocontro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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