Stutele

Marnetto miniatura***da Massimo Marnetto, 1 aprile 2015 – Purtroppo, la disoccupazione continua a mordere, nonostante i proclami di Renzi.

E picchia la parte più debole di chi cerca lavoro: i giovani e le donne in particolare.
Chi pensava di risolvere questo problema con la “stutela” del lavoro (Jobs Act) ha avuto una prima risposta dai fatti. 
Che continuano ad evidenziare la fonte dei ritardo del Paese nella mancanza di una politica industriale che orienti gli investimenti, nella piaga della corruzione e dell’evasione, nonché nella mancanza della tutela del credito commerciale. Se un imprenditore vende i suoi prodotti ad un cliente che non lo paga, in Italia fa prima a rassegnarsi, che a impantanarsi in una costosa e lunga causa. Per non parlare della criminalità organizzata, che ormai scoraggia non solo gli investitori esteri, ma scaccia anche i locali. E – dulcis in fundo – il falso in bilancio  ormai è regola, tant’è che sembra brutto punirlo.
Ma allora se si sanno le cause vere della disoccupazione e del ritardo economico, perché non si risolvono quelle, invece di “stutelare” il lavoro?
Perché la politica ormai rappresenta le lobby e non i cittadini. Renzi parla con la Confindustria, con la finanza, ma non con i Sindacati. E il lavoro peggiora nella quantità e nella qualità, facendo dell’Italia un luogo triste per i tanti giovani che non possono espatriare e un paradiso per chi vive di potere.
Sempre più concentrato da riforme centripete.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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