Complotto di Confindustra? Primo aprile

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo1 aprile 2015 – Giornali che aprono con i dati della disoccupazione. Il Sole24Ore. “Disoccupati in crescita, a febbraio persi 44mila posti”. Stampa. “I giovani esclusi dalla ripresa: disoccupazione al 42,6. Il dato generale al 12,7”. Poi certo anche il Fatto: “La bufala dei nuovi posti di lavoro, – 44mila” e il manifesto: “State sereni”. Mentre il Giornale riunisce in una palla maleodorante: “Renzi tra ladri e disoccupati”.

 Stampa e Sole24ore dunque, poi anche i fogli d’opposizione, naturalmente! Ecco perché un buon giornalista, Massimo Franco, (Corriere) oggi mi sembra fuori di testa: “La compattezza con la quale la Cgil e le sinistre – scrive -, ma anche il centro destra attaccano Matteo Renzi sui dati dell’occupazione lasciano capire… che il tentativo degli avversari è di accreditare «il bluff» renziano; di negare che le misure del governo stiano facendo ripartire il mercato del lavoro”.

Mi chiedo perché mai anche il giornale di riferimento della Confindustria sia stato contagiato da tanta vis critica, da un tale cupio dissolvi . Scrive Alberto Orioli: “il dato di febbraio sull’aumento della disoccupazione e quello di marzo sulla deflazione che comunque perdura, non sono bei segnali. E mostrano tutta la pericolosità di una rappresentazione di un’Italia felix…Il dato con cui Matteo Renzi ha annunciato trionfalmente un record si è rivelato a miccia corta”.

Io li capisco tanti giornalisti, come capisco altrettanti intellettuali italiani che vivono all’estero. Non vorrebbero contraddire il racconto del Renzi (Al New York Times, “mi sento come Blair, Il jobs act è di sinistra”) perché sperano che il suo ottimismo e il suo attivismo possano davvero spezzare i pregiudizi negativi sul nostro paese. Capisco ma penso che solo segnalando con onestà errori e cadute di tanto portento, lo si possa aiutare magari aiutando l’Italia.

Il Corriere in prima pagina: D’Alema al contrattacco. il Csm dovrebbe vigilare di più sui giudici”. In un’intervista a Bianconi l’ex premier spiega quanto sia buono il suo vino, come sia dunque normale che le Coop (come altri) ne comprino per regalarlo, e dice di avergli fatto, lui, un favore, accenttando il pagamento differito, a 4 mesi. Quanto al Finanziamento di Italianieuropei, osserva: “prima è stato abolito il finanziamento pubblico dei partiti, ora si criminalizza il finanziamento privato della politica”. Poi accusa il Pm di cercare pubblicità: “Dubito che la notizia dell’arresto del sindaco di Ischia sarebbe finita sulla prima pagina dei giornali, se nell’ordinanza non fossero stati citati D’Alema, Tremonti, Lotti”.

Sempre il Corriere, a pagina 2, Fiorenza Sarzanini: “A D’Alema bonifici per 87mila euro”. Comprare il suo vino per finanziare la sua fondazione. Un colpo basso a D’Alema lo assesta il candidato, inelegibile, per la Campania, De Luca che, in un’intervista a Repubblica, dice che bisogna punire la Coop indagata: “anche per l’acquisto di un vino che sarà una vera e propria zozzeria, con retrogusto di idraulico liquido”.  Che tocca fare, per chiedere aiuto a Renzi!

Manuela Repetti e Sandro Bondi lasciano Berlusconi: Forza Italia ormai in saldo. Pare che Del Rio sostituirà Lupi alle infrastrutture. Dopo Pasqua la legge elettorale all’esame della Camera. Può voler dire che slitterà la legge per la scuola e si ricorrerà al decreto per le assunzioni.  Bersani, intervistato da Repubblica, mostra di aver compreso quale sia la posta in gioco: “Renzi vuole l’abolizione della rappresentanza. Punta a una sistema che non esiste da nessun’altra parte al mondo e che non ci copierà proprio nessuno perché l’Europa ma anche gli Stati uniti non sono governati da baluba. Lì si rispetta il voto popolare. Qui da noi no” . Benvenuto, e allora?

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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