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Un Sarko ci salverà? Caffè del 30

Mineo Corradino alganewsdi Corradino Mineo30 marzo 2015 – Alla fine il doppio turno funziona così: vince chi prende il seggio. E in Francia ha vinto Sarkozy, ha perso Hollande e Marine Le Pen è rimasta -per ora- a guardare. 28 dipartimenti fino a ieri a sinistra passano a destra (grazie anche all’alleanza con i centristi di Udi e Modem che nel 2012 votarono Hollande) la sinistra divisa perde. Il Front attrae un quarto dei voti dei francesi ma non prende un solo dipartimento. Sarkozy punta alle presidenziali, ignora Valls per colpire Hollande, tace della Le Pen, sperando di arginarne l’avanzata senza irritarne l’elettorato.

Repubblica: “Tracollo socialista ma Le Pen non sfonda”. Stampa: “Bocciato Hollande, la sfida futura è Sarkozy – Le Pen”. Corriere: “Nicolas pensa già all’Eliseo”. Tre considerazioni. 1) La sinistra francese è ormai ostaggio della Merkel e dei neo liberisti di Bruxelles: svaluta il lavoro ma riduce la disoccupazione, è odiata per le tasse e accusata di non difendere la nazione. Su Repubblica Picketty spiega bene “perché il popolo tradisce la sinistra”.

2) Il voto di ieri è rassicurante, perché il doppio turno (con la capacità di coalizzarsi) ha tenuto, escludendo ancora il Front. Però un ballottaggio nel 2017 tra Sarkozy e Le Pen, nonostante i voti delle sinistre riunite – si è visto al primo turno – non siano meno di quelli raccolti da Sarko, sarebbe, di per sè, un’anomalia.

3) Senza un capovolgimento della politica europea, la crisi delle democrazie nazionali favorirà la destra. Sarkozy – specie se inseguito dal fantasma corruzione – potrebbe rivelarsi un apprendista stregone.

Repubblica: “La marcia di Tunisi. ‘La Jihad non vincerà’. Iran Usa, l’ira di Israele”. La risposta popolare all’attentato del Bardo è stata un successo, con tanti giovani -“La marcia dei ragazzi”, dice il Corriere – nonostante parte del mondo laico l’abbia disertata per non trovarsi a fianco di Ennahda. E benissimo ha fatto Renzi a parteciparvi, anche se poi, davanti ai microfoni, appariva impalato e fuori luogo.

Però la notizia di ieri è un’altra. La coalizione arabo-sunnita, dall’Arabia, all’Egitto, alla Turchia, prepara l’invasione dello Yemen e si unisce in un’alleanza militare permanente, una Nato sunnita. Fa contro gli scititi quello che non ha fatto per i palestinesi, perché teme l’accordo che si sta concludendo a Losanna fra Stati Uniti e Iran. Un accordo – ha detto ieri Netanyahu, che è “un pericolo per l’umanità”. L’Isis dimenticato. Gli sciiti, che combattano il califfato, sono nemici della monarchia wahabbita, e della destra israeliana.

 Italicum nel menu italiano: Renzi blandisce. Votate la legge così com’è e faremo le primarie per i capolista – c’è posto per voi della minoranza – e modificheremo persino la riforma del Senato. La legge elettorale resta in cima ai suoi pensieri. L’ha fatta passare in Senato con i voti di Berlusconi, alla Camera la vuole imporre con il premio di maggioranza strappato (grazie al Porcellum) da Bersani. Tutto per proporsi come Sindaco d’Italia. Un Sarkozy nostrano che conquista consensi al centro e a destra denunciando le colpe (vere, enormi!) di sinistra e sindacati e così evita il peggio, Può funzionare? Per qualche tempo, ma non credo che possa durare a lungo

Piero Ignazi stigmatizza la frase di Landini “E’ peggio di Berlusconi”. Ma Landini parlava da sindacalista che difende la  dignità del lavoro dalle dilaganti politiche neo liberiste. Peraltro così conclude Ignazi: “ll capo del governo segue un percorso inedito e per certi aspetti indecifrabile, senza tuttavia mettere in tensione il sistema democratico; a meno che il fragore delle adulazioni e la pulsione narcisistica non rompano gli argini imponendo un neo centralismo democratico al Pd e una democrazia direttiva e cesaristica al sistema. È ancora presto per gridare al lupo”. Sono d’accordo, ma non è presto – anzi è quasi tardi – per provare a modificare le sue “inedite e indecifrabili” riforme.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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