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“Più di 1000 ragioni per cambiare la Rai”

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Auguriamoci ora che cda e direzione RAI, ma soprattutto governo e parlamento, vogliano tenere nel giusto conto anche il voto e l’orientamento dei giornalisti.  Sarebbe, credo, molto più importante e significativo dell’inserimento di un rappresentante dei dipendenti nel consiglio di amministrazione, che avrebbe con ogni probabilità un ruolo poco più che simbolico (nandocan).

***da Usigrai, 26 marzo 2015 – “Più di 1000 ragioni per cambiare la Rai Servizio Pubblico. Più di 1000 ragioni per dire che le giornaliste e i giornalisti della Rai sono i motori del cambiamento radicale e coraggioso. Il risultato del referendum dell’Usigrai sulla piattaforma RaiPIU’ è un successo di partecipazione in termini di affluenza e di sì: ben l’81,69%”. Lo scrive l’Usigrai in una nota.

Oltre il 73% dei giornalisti (1345 votanti su 1838 aventi diritto) ha partecipato al voto, e quasi l’82% (1031) ha detto sì. L’Esecutivo Usigrai ringrazia tutte le colleghe e i colleghi che hanno riaffermato con determinazione che il cambiamento passa per il sindacato unitario dei giornalisti della Rai, che oggi è più forte. Ora chiederemo un incontro alla Rai, e a tutte le istituzioni per andare a consegnare copia delle schede e per illustrare la piattaforma RaiPIU’”.

“Una grande occasione di partecipazione al cambiamento”. Così il Segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani aveva definito il referendum indetto dal sindacato dei giornalisti della Rai sulla piattaforma di riforma RaiPIU’. Una scelta non solo simbolica per dire che la nuova Rai parte dai valori e dall’identità del Servizio Pubblico: i temi dell’inclusione e dell’integrazione, l’impegno contro le mafie e in favore della legalità, l’informazione di qualità che deve illuminare realtà e fenomeni troppo spessi dimenticati e oscurati.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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