Guai ai vinti. Caffè del 26

Gramsci e le ceneri

“L’Italicum sarà legge e i giochi chiusi”, prevede Mineo motivando con qualche fondamento il suo pessimismo. Il peggio è che tutto questo avviene nel più assordante silenzio degli elettori e degli iscritti al Partito democratico. Quel poco di dibattito sui grandi temi del momento che ancora prosegue nei circoli meno disertati del partito rimane tra quattro mura, mentre “i giochi” si svolgono e si esauriscono nel minuetto mediatico delle oligarchie. E’ l’irrilevanza imposta alla base a provocarne il distacco. Ieri all’assemblea dello “storico” circolo Pd di via dei Giubbonari, il più prestigioso della capitale, eravamo in una trentina su centinaia di iscritti. E non bastava la pioggia a giustificarlo. Mineo spera nella protesta sociale (e nella manifestazione di sabato con i sindacati). Anch’io, ma prima o poi anche le bandiere si stancheranno di sventolare e se nel PD non si trova chi rappresenti efficacemente quella protesta dove si prendono le decisioni, temo che dopo le “ceneri di Gramsci” avremo anche chi scriverà sulle ceneri della sinistra (nandocan).

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo26 marzo 2015 – Insieme: la Cancelliera, il Presidente e il Re, con gli occhi che trattengono le lacrime. Impotenti: come il pilota che forse è rimasto fuori dalla cabina (lo si sentirebbe mentre prova a sfondare la porta). Attoniti: pensando a quegli 8 minuti (quanti, prima di svenire?) in cui l’aereo precipitava, la pressione cresceva su petto e spalle, annuncio di morte. Articoli, pagine di giornale, ipotesi, ma ancora poche notizie.

 Quei tre capi di stato forse sono angosciati pure dai venti di guerra che soffiano sullo Yemen. Colpiti dalle bombe blasfeme alle moschee sciite di Sana’a, i ribelli Houthi marciano su Aden. Il presidente fugge, l’Arabia Saudita già bombarda e apparecchia una guerra dei Sunniti, con Qatar, Bahrain e Kuwait, contro gli Sciiti. Se sotto c’è anche la paranoia di Netanyahu, allora l’obiettivo è il processo di pace fra Stati Uniti e Iran, è far saltare la politica di Obama. Il Califfato ringrazia. E ringrazia anche (il Califfato)  “l’intransigente generale libico Haftar” – così ne parla Le Monde – amico degli egiziani e nemico dei Fratelli Musulmani e delle milizie di Tripoli, tanto da far saltare le trattative in Marocco. A Hollande e Renzi non resta –  fanno bene – che marciare domenica insieme al popolo di Tunisi. Il Giornale scrive: “L’Isis è già qui”, perché hanno scoperto a Brescia una cellula italo albanese. “Hanno la cittadinanza” grida Libero. Mentre il Fatto, “Ci frugano nelle mail con la scusa dell’Isis”, e il Manifesto, “Spie come noi”, accusano il governo di aver legalizzato il programma Trojan, per spiare computer e telefonini.

Corriere: “Italicum, l’affondo di Renzi”. Repubblica: “Blitz di Renzi sull’Italicum. Subito il voto alla Camera: è sfida alla minoranza Dem”. Perché – spiega ai retroscenisti – “Sono divisi, il momento è ora: voglio chiudere ai primi di maggio”. L’uomo è fatto così, non sempre sa perché, ma sa bene quando. Se Cuperlo, Bindi, Civati, ma anche D’Attorre, Bersani, Boccia, Letta e persino Speranza, non avranno il coraggio di votare con le destre contro il testo passato in Senato con i voti di Berlusconi (allora Nazareno), se il M5S continuerà a pensare solo al blog – ieri Morra s’è turato il  naso con una pinza per non sentire la “spuzza” della corruzione -, l’Italicum sarà legge e i giochi chiusi. 

 Perché con la nuova legge elettorale, le opposizioni saranno spinte a scindersi fino all’atomo: un partito per ognuno che si sente leader. Perché, nel turno di ballottaggio, conterà solo la faccia del premier e la sua riconoscibilità mediatica. Renzi o Salvini, Renzi o Di Maio? In ogni caso Renzi! Perché i deputati di minoranza saranno scelti dai loro leader mononucleari. E quelli di maggioranza, in parte dal Premier (100 capolista bloccati), in parte eletti grazie al carisma del premier (i 130 miracolati dal premio) e i restanti 100 passati al setaccio dall’apparato di partito, anche grazie alla possibilità di esprimere la doppia preferenza di genere.

Giochi chiusi. Si può sperare che la protesta sociale (sabato, manifestazione a Roma con Landini e Camusso) si saldi con un’idea diversa di politica. Servirebbe il coraggio di dire, con rispetto ma in modo fermo, che la scelta di Renzi è omissiva; non parla mai di Grecia e delega le scelte europee alla Merkel. È sbagliata; gli imprenditori non investiranno quanto sarebbe necessario e già oggi – lo scrive il Sole – il risparmio non sta finanziando l’economia reale. È pericolosa; perché quando eleggeremo solo uomini soli al comando, un Sindaco, un Governatore e un Premier, la corruzione – pubblicherò più tardi il mio intervento in Senato – le mafie e i comitati d’affari saranno più forti.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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