Gli ottimi affari del complesso militare-industriale

armiitalianeInteressanti e da meditare questi dati del Sipri. Anche a proposito di spending review (nandocan)

***di , 25 marzo 2015* – Notizie che, proprio perché sono tali, si preferisce non far conoscere, e volutamente si ignorano. Il nuovo rapporto dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri), sulle esportazioni mondiali di maggiori sistemi d’arma documenta che nel periodo 2010-14 il fatturato è cresciuto del 16 per cento rispetto al precedente quadriennio 2005-2009. I cinque maggiori esportatori sono Stati Uniti, Russia, Cina, Germania e Francia; i cinque maggiori importatori risultano essere India, Arabia Saudita, Cina, Emirati Arabi Uniti e Pakistan.

Negli ultimi quattro anni l’export statunitense dei maggiori sistemi d’arma registra un incremento pari al 23 per cento diretto a 94 acquirenti; quello cinese cresce del 143 per cento tra il 2005-2009, e il 2010-14, passando dal 3 al 5 per cento. Anche la Russia aumenta il suo export del 37 per cento tra il 2005–2009 e il 2010-2014, fornendo armi a 56 stati e alle forze ribelli in Ucraina. Le esportazioni tedesche dei maggiori sistemi d’arma, invece, diminuiscono del 43 per cento tra il 2005-2009, e il 2010-2014, inviandole a 55 stati.

In questa “classifica” l’Italia si piazza all’ottavo posto, prima di Ucraina e Israele, esportando agli Emirati arabi (9 per cento dell’export totale), India (9 per cento) e Turchia (7 per cento). L’Italia inoltre si segnala per l’accresciuto export di UAV (droni). Le esportazioni italiane tra il 2005-2009, e il 2010-2014 sono cresciute di oltre il 30 per cento. Altri dati saranno forse reperibili dall’esame della relazione governativa sull’export militare italiano nel 2014 al Parlamento italiano, che a breve dovrebbe essere consegnata ai sensi della legge 185/90. Relazione che, peraltro, anno dopo anno, è sempre meno trasparente e sempre più opaca.

*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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