Lettera a Renzi. Secondo caffè, lungo, del 24

Bisogna dare atto a Mineo di parlare chiaro, soprattutto nella seconda parte. Ma perché un caffè lungo? Se avesse cominciato da “Cari dirigenti della minoranza Pd” sarebbe stato perfetto e assai più gustoso (nandocan).

Mineo Corradino***di Corradino Mineo, 24 marzo 2015 – So di dispiacere a qualcuno, ma penso che Matteo Renzi sia migliore di molti suoi seguaci e di certi avversari. Almeno non è un imbecille, non fa l’ipocrita, non nasconde la testa sotto un deserto di nulla. S’è accorto, Renzi, che il voto in Andalusia, e soprattutto in Francia, ha annunciato la crisi, se non la fine, del bipolarismo europeo. Les trois France, titolava ieri Liberation, La France à l’épreuve du tripartisme, Le monde. E ha risposto, davanti a studenti e docenti della Luiss, con l’unica nota che conosce: “Mezza Europa ci copierà l’italicum”. Basta con i “professori che per pigrizia parlano di deriva autoritaria”, Il Corriere lo ha ripreso: “Ho il dovere di decidere. Non c’è deriva autoritaria”.

Lo so, poi Matteo ha la cultura che ha (o non ha) e si è sperticato, davanti a studenti perplessi, in un numero contro l’anarchia. Quando, con Aristotele, avrebbe potuto contrapporre (la sua) politica alla democrazia. La quale, per il filosofo, in quanto evoca il potere del demos (del popolo, di tutti?), è da considerare una forma di governo deviata. Oggi si direbbe: pericolosa.

Caro Matteo, hai ragione! Il demos, il popolo, da qualche tempo non sta più nel posto che gli avevamo assegnato: tende a non andare alle urne o a scegliere le estreme. Mostra di non trovarsi più a suo agio nello schema bipolare (quello in cui si vinceva sempre al centro) che gli Stati Uniti e quasi tutta l’Europa hanno conosciuto dopo la guerra. Le ragioni di tale rifiuto da parte del demos sono molte e non facili da analizzare. l’Europa ha una moneta ma non una politica. I politici di professione appaiono sempre più politicanti. C’è poi la fine delle ideologie: “una volta i comunisti eravamo noi lavoratori -scrive Giannelli sull’affare Pirelli Cina-  oggi i compagni comunisti sono i propiietari” Persino la lunga pace, di cui abbiamo goduto, fa sembrare le scelte simili e fa temere che trionfi  un unico pensiero.

Sereno, Matteo, non siamo “professori” e badiamo al sodo.  Per questo ti dico che la soluzione (che è la tua) di non eleggere più organi collegiali, o di subordinarne l’elezione alla scelta di un premier, di un sindaco o di un governatore, cui confidare con un premio di maggioranza ogni potere, non è, credimi, una buona soluzione. Prima di essere “autoritaria” è inadeguata, perchè lascia quell’uomo solo. Gli dà il potere di governare ma non gli strumenti per farlo.

Vedi, Matteo, quando avevo vent’anni si parlava spesso di “pericolo bonapartista”. Però Napoleone, quello vero, aveva promesso un bastone di Maresciallo a ogni buon soldato della Rivoluzione, aveva costruito la Francia dei prefetti, edificato il nuovo Stato con una classe di funzionari venuto dal nulla ed entusiasti. Credi che i Presidi, che vuoi gratificare, e i 100mila precari, che assumerai, daranno la stessa scossa alla scuola? Credi che ventilare un blocco navale e aereo della Libia trasformi il nostro esercito da zucca nella carrozza di cenerentola? E che dimissionare Lupi e occuparti tu anche di trasporti e lavori pubblici faccia così paura ai funzionari infedeli e agli appaltatori delle mazzette? Sei un illuso. Per smuovere l’Italia dalla crisi organica in cui si dibatte, serve un’idea di futuro, serve un esercito di volontari (come quello che Obama ha saputo riunire), serve un Parlamento che creda nella proprio ruolo e sindacati forti (senza, il Fondo Monetario, “i ricchi diventino più ricchi”).  Ci vuole una moderna, complessa, paziente democrazia.

Cari dirigenti della minoranza del Pd. Io vi rispetto. Quando mi divertivo (un mondo) a fare il giornalista voi prendevate schiaffi da Berlusconi e da Napolitano. Però, non perdete tempo con Speranza, nè a parlare con Orfini. Smettetela di lagnarvi, di rimpiangere la ditta che non c’è. Di stare con un piede dentro e uno fuori, autorizzando il sospetto che chiediate posti in lista. Con le vostre regole avete eletto un segretario e , grazie alle vostre paure, Lui s’è messo in testa la corona del Premier. È a Matteo Renzi che dovete rispondere, con parole chiare. Magari assestando – dice D’Alema- qualche colpo che lasci il segno. Per esempio votando alla Camera, con le opposizioni, non solo a favore delle preferenze ma delle coalizioni tra primo e secondo turno. Si tratta di costringere (sì, costringere!) Matteo Renzi ad allearsi con Landini (o con chi sarà di sinistra) se non vuole rischiare di cedere Palazzo Chigi alle destre.

Dite poi “No” al Senato dopolavoro per politici regionali. Chiedetene  l’abolizione, mettendo però al sicuro , con il voto qualificato,  l’indipendenza del Presidente della Repubblica e della Consulta. Semplice e chiaro. E vediamo chi vince il referendum. Se chi offre il laticlavio anche a un corrotto delle regioni, o chi chiede un Presidente arbitro, una Alta Corte indipendente e una sola Camera, ma sovrana.

Democrazia e lavoro. Per dare dignità al lavoro (come chiede il Papa) o tutele crescenti (come dice Renzi) servono investimenti. Per poter investire si devono prima combattere la corruzione (che “spuzza”) e la grande evasione (che “spuzza” pure). Sia questa la priorità! Come nella Grecia di Tsipras, come in Spagna (“Per 18 anni la destra si è finanziata illegalmente” scrive El Pais) e come ha chiesto Mattarella.

Leggi anche: Brindisi per la Grecia. Primo caffè del 24

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti