Con il candidato di Dell’Utri alle primarie del PD, nasce ad Agrigento il partito del Nazareno

Qualcuno dirà che in Sicilia ci hanno abituato a vederne di peggio. Ma perfino chi in passato ha sostenuto le primarie “aperte”, allora con gran beneficio per Renzi, ammetterà che episodi paradossali come questo sono destinati a scoraggiare ulteriormente gli ultimi militanti della sinistra nel PD e non solo a giustificare il sarcasmo di un polemista agguerrito come Lucio Giordano (nandocan)

Giordano Lucio***di Lucio Giordano, 24 marzo 2015 (da alganews) – E adesso chi glielo dice all’operaio di Piombino, all’insegnante di Bologna, al minatore del Sulcis che  si erano sobbarcati  trasferte massacranti per manifestare contro Berlusconi? Chi è che si incarica di insonorizzare la tomba di Enrico Berlinguer per non fare sentire all’anima pia del segretario del Partito Comunista,  quello che sta accadendo in terra ai lontani,  lontanissimi eredi del Pci?

Ad Agrigento, nelle primarie dei democratici, strumento che si sta rivelando sempre più farlocco, succede che Silvio Alessi, candidato indicato da Marcello dell’Utri, ex latitante, condannato a sette anni di reclusione per associazione mafiosa e braccio destro di Silvio Berlusconi, vinca con duemila voti: il doppio degli altri candidati. Certo, 4 mila votanti sono ben poca cosa. Ma rimane il risultato. Sconcertante.

Nella città di Angelino Alfano, dove stidda, boss della criminalità organizzata  e cosa nostra fanno il bello e il cattivo tempo, accade anche che Alessi, presidente della locale squadra di calcio, ad urne chiuse e vittoria certa dichiari: ” La mafia ad Agrigento? Non esiste”. Vero. Il problema nella città che diede i natali al grande, inarrivabile Luigi Pirandello,  è il traffico. Magari sono un problema  anche quei quattro ruderi chiamati templi che, se non fosse per qualche idiota che ama la storia dell’umanità, andrebbero rasi al suolo per costruire interi quartieri. Abusivi.

Detto ciò, risulta incomprensibile come gli ex  elettori del Pci potranno andare a votare un candidato appoggiato da Forza Italia. Ed è ancora più incomprensibile, agli elettori poco attenti, come Forza Italia e Pd possano essersi uniti in una solo lista per sfidare, pare, un candidato leghista. In Sicilia. Che, se  non fosse tutto maledettamente vero, sarebbe una gustosissima  e divertente storiella da  raccontare al bar con gli amici. E invece è il Patto del Nazareno che si materializza.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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