Uguaglianza e Merito. Il caso Lupi

Sicilia Antonio***dal blog di Antonio Sicilia (pdiverso) – Benvenuti.

Oggi parleremo dell’indispensabile correlazione tra “merito” e “uguaglianza”, avvalendoci di un caso di specie di stringente attualità (mi piace questa introduzione. Fa molto Radio1)

Mio figlio lavora perchè è bravo” dichiara Lupi al Parlamento.

Questo è MERITO. Suo figlio merita, caro ex Ministro, ci credo. Avrà studiato in ottimi istituti, con ottimi docenti, etc etc.

Poi c’è l’UGUAGLIANZA, un albero che affonda le proprie radici solo nella terra bonificata dagli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitano la libertà dei cittadini e il pieno sviluppo della persona umana.

Suo figlio rappresenta il pesticida inquinante che non permette la crescita sana e rigogliosa di quest’albero. Un ragazzo che merita, sicuramente, ma allo stesso tempo sfrutta il proprio vantaggio economico e sociale per partire da una posizione privilegiata.

In sintesi:
quanto è inutile l’esaltazione del merito in una società che non permette ai giovani di partire dagli stessi blocchi di partenza?     

“Stabilire i criteri del merito è già un discorso sul merito” osservava brillantemente Bruno Trentin.

Il merito senza uguaglianza è un inganno da smascherare, ovunque.
Pensate alle farmacie, agli architetti, ai notai.
La sopravvivenza di corporazioni di tipo medievale ci permette di parlare di merito?
Direi di no.

E’ un problema quotidiano, che ahimè assurge all’attenzione dell’intero Paese solo in caso di scandali, come quello che ha riguardato in questi giorni il Ministro Lupi.

Ma si sa, siamo fatti così, la giornata di oggi ne è la dimostrazione. Guardiamo il Sole solo quando viene oscurato, quasi non fosse di tutti e per tutti i giorni.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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