Giornalisti al voto per il cambiamento della Rai. Urne aperte in ogni redazione sino a domenica

cavallorai

Un voto importante quello di questi giorni, perché è forse la prima volta che i giornalisti RAI sono chiamati a pronunciarsi individualmente e collettivamente su una proposta di riforma che prefigura il superamento della lottizzazione partitica e il passaggio a un’informazione indipendente degna di un vero servizio pubblico. Un primo passo verso la RAI dei cittadini, che tuttavia potrà aver luogo soltanto con una legge che, abolendo la Gasparri, liberi l’azienda dai cordoni ombelicali che tuttora la legano ai partiti e al governo. Da vecchio esponente di quel sindacato, mi auguro  la più  larga partecipazione dei colleghi (nandocan)

***da articolo21, 20 marzo 2015 – 1.700 giornalisti della Rai da oggi al voto, compresi i dirigenti e i non iscritti al sindacato per la riforma della Rai. In ogni redazione sino a domenica 22 saranno allestiti i seggi elettorali. Si va al voto per il referendum su Raipiù, la riforma della rai avanzata dall’UsigRai che vorrebbe sostituirsi a quella avanzata dal direttore generale Luigi Gubitosi.

Dopo che l’azienda ha fatto la sua mossa – con l’approvazione in cda del piano di riforma dei tg messo a punto dal dg Luigi Gubitosi, che prevede come primo step il passaggio a due newsroom (una con Tg1, Tg2 e Rai Parlamento, l’altra con Tg3, Rainews24 e Tgr) – e mentre il governo – che si appresta a varare in Cdm la sua proposta – e le forze politiche discutono di riforma della governance, il sindacato dei giornalisti rilancia.

La proposta è una soluzione radicale, con un solo dipartimento di ‘newsgathering’, cioè di raccolta delle notizie, e un solo direttore, affiancato da responsabili editoriali per ciascun marchio, in modo da garantire e rafforzare l’identità storica delle diverse testate, sotto le quali andrebbe ricondotta anche l’informazione di rete, a partire dagli approfondimenti, nella convinzione che l’informazione spetti esclusivamente ai giornalisti. Quanto alle attuali organizzazioni gerarchiche, il sindacato si impegna a garantire livelli occupazionali, storie professionali e diritti maturati.

Così i giornalisti si esprimeranno sulla proposta sindacale.

Vittorio Di Trapani l’ha presentata in tour nelle sedi regionali della Rai ed ha concluso proprio ieri a Palermo. “I giornalisti vogliono un cambiamento forte e c’è richiesta di novità radicali e coraggiose”.  Se dovesse vincere il si l’UsigRai chiederà l’apertura immediata di un tavolo con l’azienda. Di fronte ad una riforma epocale si deve ragionare anche sul cambiamento di alcune norme contrattuali. E Di Trapani ritiene opportuno il coinvolgimento delle istituzioni, a partire dal Parlamento ed il Governo.

“Sarà una grande occasione di partecipazione al cambiamento” ha detto il segretario dell’Usigrai dopo l’ultimo incontro a Palermo prima dell’apertura dei seggi.  Una scelta non solo simbolica, quella siciliana,  per dire che la nuova Rai parte dai valori e dall’identità del Servizio Pubblico: i temi dell’inclusione e dell’integrazione, l’impegno contro le mafie e in favore della legalità, l’informazione di qualità che deve illuminare realtà e fenomeni troppo spessi dimenticati e oscurati.  “Questo referendum è una grande prova di democrazia e di partecipazione – dice il segretario dei giornalisti Rai – perché il futuro dell’azienda lo dobbiamo costruire tutti insieme”.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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