Come attivare i centri del piacere e vivere felici

unnamed Spiacente, non si tratta di un vademecum sull’uso delle droghe. Per quella che l’ONU ha indetto, nel 2012, come “giornata mondiale della felicità” articolo 21 ha intervistato un allegro psicologo francese (nella foto), Guy Michel Franca, per chiedergli che cosa, in questi tempi tristi, l’informazione può fare o evitare per non  trasmettere al pubblico dei lettori, ascoltatori o telespettatori  soltanto angoscia e melanconia. L’intervista è lunga ma chi è interessato al tema può leggerla nel testo integrale (nandocan)

***di , 19 marzo 2015 – “I media potrebbero contribuire alla ricerca della felicità dando rilievo alle ricchezze interne delle persone, esaltando valori come la creatività, la cooperazione, la condivisione…” La pensa così Guy Michel Franca (nella foto), formatore e membro della Società Francese di Psicologia, intervistato da Articolo21  in occasione della giornata mondiale della felicità istituita dall’ONU che si tiene il 20 marzo. Negli ultimi anni Michel Franca si è occupato di sviluppare un approccio integrato alla conoscenza del Sé, alla valorizzazione della persona e allo sviluppo delle potenzialità individuali, attraverso l’osservazione e la ricerca sui comportamenti umani e i processi di coscienza. Ha chiamato questa nuova metodologia “L’Etica delle Relazioni Umane ®”.

Da oltre 20 anni Lei si occupa di emozioni e comportamenti umani, in particolare di comprendere come la felicità possa diventare un percorso possibile. Ma cos’è davvero questa felicità a cui tutti aspiriamo? E’ davvero raggiungibile o piuttosto è un’utopia, un sogno?
Finalmente l’Assemblea generale delle Nazioni Unite giungendo alla consapevolezza che anche la ricerca della felicità è da considerarsi tra gli scopi fondamentali dell’umanità e un diritto primario, alla stregua dell’alimentazione, delle cure mediche, dell’istruzione, del lavoro e della pace, nel 2012 ha deciso di proclamare il 20 marzo Giornata Internazionale della Felicità, invitando tutti gli stati membri e gli altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile a celebrarla in modo appropriato, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica.

Questa giornata ha un grande valore perché va a confermare, a livello istituzionale ed internazionale, che la felicità non è affatto un sogno. Ed io sono dello stesso avviso.
Il problema fondamentale è che siamo vittime delle nostre strutture mentali incompiute. La percezione della felicità è possibile grazie all’attivazione dei centri nervosi adibiti alla percezione del piacere. La variazione nella percezione dello stato di felicità dipende dai significati che l’individuo ha codificato a partire dal primo istante di vita fuori dal grembo materno. Ognuno di noi stabilisce la propria codifica: in questo modo, quello che rende felice una persona lascia l’altra indifferente, perché i significati di una determinata situazione non le permettono l’attivazione dei centri del piacere.

Si vive lo stato di felicità “a tratti”, in balia degli eventi e delle persone incontrate, capaci o no di soddisfare i nostri bisogni. Con questa attitudine la felicità è pura utopia anche perché, una volta raggiunta grazie alla percezione di uno stimolo positivo, subentra il fenomeno dell’abitudine.  E’ cosi che il primo mazzo di fiori ricevuto dall’innamorata è un evento che scatena la felicità con tutto il corredo di emozioni positive, ma il trentesimo mazzo di fiori, anche se è più grande e più bello… ci viene a noia…
Riassumendo questa semplice osservazione, possiamo dire che l’individuo è felice in base agli stimoli che riceve dall’esterno: che sia felice o no dipende dall’esterno!
Le neuroscienze e lo studio delle funzioni della mente ci insegnano che un’altra strada è percorribile e il sogno della felicità diventa realtà vissuta. Si tratta di completare quello che madre natura ha cominciato dotandoci dei centri del piacere, offrendoci la possibilità di attivarli anche dall’interno, senza aspettare più, disperatamente, lo stimolo dall’esterno. Oggi è possibile realizzare tutto ciò con tecniche semplici.

Nel suo libro “Oltre i confini del pensiero” (Ed. EUR 2014) Lei collega etica e felicità. Può spiegarci meglio il perché di questo collegamento ?
Ho osservato che la possibilità di  attivare i centri del piacere dall’interno e di aumentare la capacità di gestione delle emozioni porta naturalmente l’individuo ad adottare un comportamento etico nelle sue relazioni. Gli stati interni che permettono di realizzare lo stato di felicità, infatti, ci conducono anche ad esprimere  sentimenti e comportamenti etici. Questo perché, conquistando un’autonomia emotiva, riduciamo automaticamente le pretese verso l’esterno e il bisogno di “usare” le relazioni, gli oggetti o l’ambiente per compensare i nostri bisogni.  Mentre la morale dipende da  fattori culturali, l’etica è una caratteristica che definisce la realizzazione completa della propria umanità ed è indipendente dalla cultura e dalle tradizioni trasmesse a livello sociale.

Qual è il ruolo del mondo dell’informazione rispetto alla percezione della felicità? In che modo i media possono influenzare lo stato di benessere di una società?
Domanda interessante. Ogni informazione trasmessa è caratterizzata dalla descrizione fattuale di un evento, ma spesso vengono inseriti elementi soggettivi che orientano l’ascoltatore. Possiamo dare un orientamento alla felicità attraverso l’informazione o al contrario aumentare il pessimismo, la delusione, la sensazione di perdita di senso.
I media potrebbero favorire questo processo dando rilievo,  ad esempio,  alle ricchezze interne delle persone, esaltando valori come la creatività, la cooperazione, la condivisione, lo scambio, l’integrazione, il rispetto, l’aiuto, l’accoglienza, l’ascolto, il principio di mediazione, l’assertività, la cittadinanza attiva, l’altruismo, insomma quei valori capaci di orientare verso una visione integrata della realtà, dove non siano favorite le analisi parziali ma la presa in considerazione di ogni situazione nella sua complessità e nel rispetto delle diversità. È proprio la capacità di percepire la ricchezza della diversità a favorire l’espressione elevata dell’umanità.

Leggi tutto

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti