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E’ morto il giornalista Giovanni Cesareo, connetteva la conoscenza al “mondo della vita”

 È morto , nella sua casa sul Lago Maggiore, a 89 anni, Giovanni Cesareo, giornalista e scrittore, storico critico televisivo dell’Unità e docente di sociologia della comunicazione all’università di Torino e poi a lungo al Politecnico di Milano. Ricordo con quanta trepidazione noi redattori e inviati di Tv7 attendevamo le critiche del suo “controcanale”. Alcune di queste le custodisco ancora gelosamente tra i miei ritagli (vedi la foto sulla homepage). Perché non sarà stato sempre il più obbiettivo ma era certamente il migliore (nandocan). 

*** da articolo 21, 19 marzo 2015 – Nei primi anni del dopoguerra lavora nel teatro come autore e critico ed è tra i fondatori del CUT di Roma. È quindi capocronista e inviato a “L’Unità” e poi inviato a “Noi Donne” e a “Vie Nuove”. Negli anni Sessanta e Settanta è critico televisivo, oltre che alla “L’Unità”, a “Sette Giorni”, a “Sipario” e conduce ricerche sulle comunicazioni di massa, lavorando anche con gruppi e circoli di base. Nel 1974 fonda con Giulio A. Maccacaro la nuova serie del mensile “Sapere”. Tra il 1978 e il 1982 è direttore della nuova serie di “Ikon”, rivista dell’Istituto Gemelli di Milano. Nel 1983 fonda e dirige il mensile “Se, Scienza Esperienza”, che cessa le pubblicazioni all’inizio del 1988. È stato docente di Teoria e Tecniche delle Comunicazioni di Massa all’università di Torino e al Politecnico di Milano.
È tra i fondatori del centro di ricerca “I chierici di San Salvador” della Telecom Italia.

Fin dai primi anni della formazione, l’impegno politico e il costante contatto con le più diverse situazioni di disagio sociale, convincono Giovanni Cesareo della necessità di connettere la conoscenza al “mondo della vita” e ai processi di mutamento sociale. Convinzione ribadita dalle sue ricerche sul campo nell’ambito della sociologia della famiglia. Ha quindi cominciato a studiare il mondo della comunicazione in base all’ipotesi che non basta fermarsi all’analisi “messaggio” o del prodotto dei mezzi di comunicazione, ma che è essenziale scrutare l’intero processo di produzione e di consumo dell’informazione e della conoscenza sul piano strutturale e sul piano culturale. Di qui il suo costante interesse per i rapporti fra forme proprietarie, modelli di impresa, organizzazioni del lavoro, uso delle tecnologie e caratteristiche dei prodotti e dei contesti d’uso.

Nel 1974 pubblica per Feltrinelli  “La televisione sprecata”  che costituisce, ancora oggi e non solo nel nostro paese, per l’originalità dell’approccio e il rigore dell’analisi, il punto più alto della riflessione sul giornalismo televisivo.

Altre sue pubblicazioni sono:

La condizione femminile, Milano, 1963 (ripubblicato in edizione ampliata col titolo La contraddizione femminile, Milano, 1978); Anatomia del potere televisivo, Milano, 1970; Fa notizia, Roma, 1981; (con i. rodi) Il mercato dei sogni, Milano, 1996. Articoli, saggi e voci di enciclopedia: Radio e televisione come mass media in Enciclopedia europea, vol. IX, Milano, 1979; La forma di apparato nelle comunicazioni di massa inM. Livolsi (a cura di), Le comunicazioni di massa, Milano, 1981; Towards an electronic democracy in J. WASKO, V. MOSCO (eds.), Changing Patterns of communications controls, Norwood, (NJ), 1984; Miraggi del feticismo tecnologico in A. Zollo (a cura di), Il villaggio di vetro, Roma, 1987; Droga e immaginario in L’esperienza simulata, Trieste, 1989; Privacy and secrecy. Social control and the Prospects for Democracy in the Information system in J.WASKO, V.MOSCO (eds.), Democratic communication, Norwood, (NJ), 1992; La televisione in C. staiano (a cura di), La cultura italiana del Novecento, Roma, 1996; Lo strabismo telematico, Torino, 1996. C. Staiano (a cura di), La cultura italiana del Novecento, Roma, 1996; Lo strabismo telematico, Torino, 1996.

19 marzo 2015

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno. Visualizza più articoli

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