Si dimette, non si dimette. Caffè del 18

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo18 marzo 2015 – Netanyahu è ancora lì, forse ha strappato qualche  seggio in più di Herzog e Livni, ieri sera sembrava che fossero alla pari. Purtroppo né Israelè nè gli Stati Uniti si sono sbarazzati del suo furore cieco. “Israele vota, è testa a testa -scrive Repubblica- Netanyahu: ho vinto io”. Il Corriere mostra “Bibi” che bacia, felice, la moglie, ma avverte che anche Herzog si è detto vincitore. C’è l’ipotesi della grosse koalition, ventilata dal Presidente Rivlin. Difficile, perchè “Unità sionista” parla dei poveri, del ceto medio in crisi e vuole ricostruire buoni rapporti con gli USA. Netanyahu ha promesso, invece, di togliere anche la speranza ai palestinesi. A urne aperte s’è concesso un numero razzista “la sinistra porta ai seggi gli arabi, correte!”. Prepara la guerra all’Iran che nemmeno il Mossad lo vuole seguire.  

Forse Netanyahu potrebbe ritrovare l’accordo con Moshe Kalhon, con cui aveva litigato, ma dovrebbe imbarcare destra e ultra destra, tradizionalisti ed ultra nazionalisti. Herzog e Livni per contare dovrebbero strappare Kalhon a Netanyahu e riunire tutte le sinistre, compreso il partito arabo israeliano, che si afferma come terza forza del paese. Partito che chiederebbe un cambio radicale della politica palestinese e il cui appoggio – anche esterno – al governo, sarebbe un trauma per le destre religiose. Israele vive una crisi del regime democratico. E sarebbe utile che ogni amico di Israele, dagli ebrei della diaspora, agli Stati Uniti, all’Unione Europea, parli chiaro. La guerra all’Iran è follia. Il no allo Stato Palestinese può significare solo accettare i Palestinesi nello stato israeliano, che cambierebbe natura.

Si dimette, non si dimette, come fa a non dimettersi? “Dimettiti oggi”, gli avrebbe chiesto il premier, secondo i retroscenisti di Repubblica. Per il Giornale, “Lupi resiste a Renzi”. “Renzi balla coi Lupi”, Libero. “Il caso Lupi agita il governo”, Corriere. Per il Fatto, “Renzi si tiene Lupi e attacca i giudici”. L’attacco, a me era parso un tirare la palla in angolo. Al sindacato dei magistrati che aveva parlato di “schiaffi ai PM e carezze ai corrotti”, Renzi aveva risposto “parole tristi e ingiuste”. Poi in serata il premier avrà acceso la televisione, avrà visto la satira di Crozza e quella di Ficarra e Picone.  Se Lupi resta al suo posto, nessuno potrà più credere che il governo abbia carte in regola contro la corruzione. E questo -lo ripeto- anche con la massima presunzione di innocenza, accettando che Lupi e  famiglia non abbiano ricevuto nessuna utilità dai corrotti. E anche su questo…Repubblica cita una telefonata a Incalza: “devi vedere mio figlio”. Che poi fu assunto.

La responsabilità di un ministro è anzitutto politica. Quella di Lupi consiste nell’aver difeso, in Parlamento, la scelta di un pensionato (molte volte indagato) a capo della struttura ministeriale per gli appalti. Consiste nell’aver detto a Incalza che se il Premier  avesse messo in questione detta struttura, lui, Lupi, avrebbe aperto la crisi. Incauto, sciocco, ma onesto? In Politica essere sciocchi e incauti è già una colpa. Se poi di questi limiti si sono avvantaggiati corrotti e corruttori, non cè che una soluzione: le dimissioni. 

A sinistra, Susanna Camusso ripete che il sindacato non deve politica e minaccia di ritirare le bandiere Cgil dalla manifestazione del 28 con la Fiom. Luigi Ciotti e Gino Strada ricordano che Libera ed Emergency hanno già una missione e non si scioglieranno nella coalizione sociale. L’intuizione di Landini è corretta. Non si salva il sindacato dall’irrilevanza, non si combatte sperequazione sociale, se non con la politica. Che non vuol dire creare per forza un partito e neppure una lista. Landini è circondato da dubbi e pregiudizi, ora si vedrà il suo valore.

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
Vai alla barra degli strumenti