Netanyahu vince per paura Israele verso l’ isolamento col Paese spaccato a metà

Sovvertendo tutti i sondaggi Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni in Israele: il suo Likud ha 29 seggi, mentre il centro sinistra solo 24. A questo punto, Netanyahu sarebbe in grado di formare una maggioranza di destra forte di oltre 60 seggi su 120. Terza la Lista araba unita con 13 seggi

Israele elezioni***di Ennio Remondino, 18 marzo 2015* – Era perdente in tutti i sondaggi e negli auspici di molte cancellerie mondiali, poi tre giorni fa ha promesso: ‘Se vinco, mai uno Stato Palestinese’, e la pancia della paura e dell’estremismo ebraico ha prevalso tra i poli di Israele. Sovvertendo tutti i sondaggi Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni in Israele: il suo Likud ha 29 seggi, il centro sinistra solo 24. A questo punto, secondo i media e contro gli exit-poll, Netanyahu sarebbe in grado di formare una maggioranza di destra di oltre 60 seggi su 120. Al terzo posto la Lista araba unita con 13 seggi; il centrista Yair Lapid con 11 seggi.

Al potere da nove anni, l’attuale premier, leader per ora incontrastato del Likud, ha giocato le sue carte per restare al potere a fronte di una minaccia crescente da parte del centrosinistra che, secondo i sondaggi, lo superava di quattro seggi (20/21 contro 24/25). Una situazione a sorpresa, certo non prevista da Bibi quando lo scorso dicembre dette il via alla crisi di governo ‘licenziando’ i due ministri centristi Tzipi Livni e Yair Lapid. Per molti, già quando le previsioni ipotizzavano la sua sconfitta, non era scontato che il premier, col meccanismo delle alleanze lasciasse la guida del governo.

Perdono Isaac Herzog e Tizpi livni e l’Israele del confronto con i suoi popoli in casa e quelli attorno. Il rampollo laburista della famiglia ‘kennediana’ di Israele e la volitiva e navigata esponente centrista – ex pupilla Likud, poi con Ariel Sharon, convinta sostenitrice di ‘Due Popoli Due Stati’ per la questione israelo-palestinese- si sono rivelati ossi duri per Netanyahu. Herzog – considerato incolore da molti, voce fioca e aspetto misurato – aveva rivitalizzato i laburisti in coma da anni costruendo con Livni un patto diventato riferimento per chi voleva ‘mandare a casa Netanyahu’.

 Cosa ha fatto Netanyahu? Perché la pancia di Israele contraddice la testa che vuole una democrazia piena e in pace col mondo? Pe Chemi Shalev di Haaretz, il principale quotidiano israeliano, ‘Bibi Netanyahu s’è bruciato i ponti alle spalle, come Giulio Cesare con le sue legioni’. «Netanyahu ha bruciato i ponti con la minoranza araba con esortazioni razziali finora riservate ai demagoghi alla sua destra. Ha dato fuoco alle navi col carico dei legami internazionali di Israele, in particolare l’amministrazione Obama, quando ha rinnegato il suo accordo di principio per uno stato palestinese».

Sempre Chemi Shaver analizza le forzature di Nethanyahu – bruciare tutto alle spalle – e l’elenco è lungo: ha dato fuoco alla tenda in cui la metà di Israele che non ha votato per lui risiede, li ha dipinti come pedine di una ridicola cospirazione che coinvolge anti-semiti, ONG, e sovversivi scandinavi. Netanyahu che copia Nixon quando nel 1970 col parallelo tra negri e arabi: ‘più negri si registra con i democratici nel sud, più bianchi diventano repubblicani’. Il messaggio di Netanyahu di paura e disgusto ha scosso gli elettori di destra e li ha portati alle urne in massa col risultato visto.

Ma un Netanyahu che s’è proposto al mondo come Le Pen o Zhirinovsky rischia di isolare il Paese, analizza Haaretz. Fonti vicine alla Casa Bianca non hanno mascherato la loro delusione e il fastidio per avere a che fare ancora con Netanyahu, ancora meno appetibile rispetto al vecchio. Molti di loro sperano che il presidente Reuven Rivlin toglierà alcune castagne dal fuoco al mondo spingendo per un governo di unità nazionale. Uno dei primi compiti del vecchio/nuovo premier sarà quello di sanare la frattura con la metà del paese che lo vede come la prima causa di quanto di negativo accade.

*da RemoContro, il grassetto è di nandocan

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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