Kiev e l’esercito corrotto rubano i soldi dell’armata. La Nato guarda da lontano

Ennio, non vorrei apparire cinico, ma almeno qualcuno se li gode quei soldi. Tanto contro la Russia qualsivoglia conflitto si risolverebbe in guerra mondiale e  il contributo dell’esercito ucraino sarebbe assai relativo. Parlando più seriamente, la mia proposta è che i soldi dell’armata vadano destinati alla sicurezza interna e ad investimenti civili e l’Ucraina si dia uno statuto federale neutrale, garantito e controllato, se bastasse dall’ONU, altrimenti da un trattato fra Europa, Russia e Stati Uniti. Altre soluzioni ragionevoli non ne vedo e tu? (nandocan).

Remondino Ennio***di Ennio Remondino, 17 marzo 2015 – Il ministro della Difesa ucraino, Yury Biryukov, valuta che ‘Circa il 20 al 25 per cento di tutti i fondi assegnati ai militari è stato rubato’. Il budget ucraino di quest’anno assegna alla Difesa 86 miliardi di ‘hryvna’ (3 miliardi e mezzo di euro). Perdite per corruzione tra 7 e 800 milioni. L’esercito ucraino perde più soldi in corruzione di quanti Ungheria, Bulgaria, Estonia, Lituania o Lettonia prevedono nei rispettivi bilanci della Difesa. Per Biryukov l’unica speranza sarebbe l’ufficio del procuratore militare dentro il Ministero della Difesa ma l’ufficio ‘è consumato da uno stato di corruzione totale’.

Complimenti. Dopo un anno di guerra civile e un territorio conteso semidistrutto, Kiev perde anche la speranza di un’adesione rapida alla Nato. Un quarto del bilancio della Difesa rubato e servizi di sicurezza zeppi di spie russe. ‘Anche senza il confronto armato in corso con la Russia, l’Ucraina non riuscirebbe a superare neppure il primo ostacolo del processo di adesione alla Nato. Non possiede gli standard militari ma neppure le norme sociali che i Paesi devono teoricamente rispettare quando chiedono l’adesione alla Nato’, valuta il  Chatham House,  il Royal Institute of International Affairs di Londra.

Eppure Kiev continua a provarci. Intanto rinunciando allo status di Paese ‘non allineato’, cosa già fatta lo scorso anno in risposta alla secessione della Crimea e del supporto di Mosca ai ribelli filo-russi. La Nato avrebbe dovuto rispondere con l’invito a iniziare un percorso concordato all’adesione, ma non è avvenuto. Occorre il consenso unanime degli alleati, che non esiste affatto. Al momento solo ipotesi/speranze politiche, in attesa che la Nato voglia esaminare in modo approfondito lo stato dell’apparato militare in Ucraina, dei servizi di intelligence, dell’economia e del sistema politico.

Questioni tecniche. Le attrezzature dell’esercito ucraino risalgono all’epoca sovietica. Il pessimo addestramento e scarse capacità hanno degradato la sua capacità di difendersi, e non darebbero alcun aiuto alla missione della Nato di ‘difesa territoriale combinata’, requisito per qualsiasi nazione aspirante. Anche con la nuova leadership filo-occidentale l’esercito ha problemi enormi da superare: non ha visto un impegno di modernizzazione per 20 anni, esistito principalmente per riciclare gli arsenali di manifattura sovietica che non erano stati venduti sul mercato mondiale delle armi.

Intelligence. Anche i servizi di sicurezza dell’Ucraina, la SBU, sono segnati dalla corruzione. Ma non solo. Si ritene la SBU piena di ufficiali dei servizi segreti russi e di agenti doppi. Il ‘Wall Street Journal’ scrive che gli Stati Uniti stanno molto attenti a quello che condividono con l’Ucraina per non passare segreti ai servizi russi. Nato molto lontana da Kiev. ‘In passato si è concesso un ingresso accelerato ad alcuni Paesi -osserva lo Chatham House di Londra- ma in questo caso appare evidente che l’Ucraina non è neppure prossima alle disposizioni’. Nessuna scorciatoia? Washington, forse.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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