Azzardo, piano del Governo: 100 mila slot in meno, 200 milioni per curarsi

Anticipazioni sul decreto fiscale. Ancora incertezza sul divieto della pubblicità: “Temo l’effetto rinculo dei ricorsi a livello europeo”, spiega il sottosegretario Pierpaolo Baretta. La protesta dei comuni. De Cesaris (Milano): “Non può essere il Governo a decidere da solo”.

azzardo pubblicità***dal Redattore sociale, Milano 16 marzo 2015 – 100 mila slot machine in meno, nuovi criteri per l’apertura delle sale da gioco, istituzione di un fondo di 200 milioni di euro per la cura delle dipendenze: sono questi i tre punti certi del decreto fiscale sul gioco d’azzardo, che il Governo Renzi dovrebbe approvare nei prossimi giorni. Li ha illustrati oggi a Milano Pierpaolo Baretta, sottosegretario del ministero dell’Economia e delle Finanze, all’incontro organizzato dal Gruppo Pd del Senato al Teatro Litta di Milano.

Le incertezze. Due i nodi ancora da sciogliere: il ruolo dei comuni e la pubblicità.“Temo l’effetto rinculo di un eventuale divieto totale della pubblicità, come avviene nel fumo – ha detto Baretta -. Il rischio è che ci siano poi ricorsi a livello europeo. Se ci bocciano la legge, dopo è più difficile mettere nuovi paletti”. I sindaci chiedono più poteri sull’apertura o meno delle sale da gioco, sulla loro dislocazione e sugli orari. “Dobbiamo contemperare l’esigenza dei comuni con quella di una legge nazionale – ha aggiunto il sottosegretario -. Stiamo lavorando a un testo unico sulla materia, visto che in questi anni c’è stato un sovrapporsi di norme a diversi livelli. Certo il tema ormai ha assunto caratteristiche di priorità sociale e quindi per lo Stato il gioco d’azzardo non è più solo una questione di fare cassa”. Il decreto fiscale conterrà anche norme sul contrasto all’illegalità. In particolare è prevista una sostituzione delle attuali slot machine con apparecchi di nuova generazione a controllo remoto.

All’incontro con il sottosegretario c’erano anche alcuni sindaci Pd della Lombardia. “Non può essere il Governo a decidere da solo. Ci sia dato lo stesso spazio d’ascolto che viene concesso ai gestori dei giochi -ha affermato Ada Lucia De Cesaris, vice sindaco di Milano-. Per noi il criterio della distanza dai luoghi sensibili è importante. Sul territorio ci siamo noi e sappiamo quali conseguenze ha la presenza di sale da gioco o di scommesse. Certo è un criterio che non piace ai gestori, perché man mano che le autorizzazioni scadranno non potranno più riaprire”. Scettica la vice sindaca lo è anche sul tema dei controlli. “Non raccontateci di nuovi apparecchi o tecnologie -ha aggiunto-. Diteci chi e con quali risorse potrà farli. Oggi i Monopoli non ne hanno la forza”.

Il Governo Renzi intende ridurre il numero delle slot machine prevedendo che ogni apparecchio debba avere uno spazio – nei locali come bar, ristoranti o circoli – di almeno 7 metri quadrati e, comunque, ogni esercizio non può contenere più di 6 macchinette. “Inoltre l’accesso alla slot dovrà essere mediato (per esempio tramite una password, ndr) dal gestore stesso del locale”, ha sottolineato Baretta. Sulla dislocazione della sale da gioco, per il sottosegretario “oggi il criterio più diffuso adottato dai Comuni è quello della distanza dai luoghi sensibili, ma penso sia necessario trovarne un altro più efficace e che eviti la concentrazione delle sale in alcune zone della città, quelle più periferiche – ha spiegato -. Potrebbe essere quello proposto dal Movimento 5 Stelle, che prevede una proporzione tra numero di sale e popolazione”. Sulla cura delle persone con dipendenza dal gioco d’azzardo, Baretta ha precisato che i 200 milioni di euro si sommano ai 50 milioni già previsti dalla Legge di stabilità. (dp)

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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