Felice per Venezia.Caffè del 16

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo16 marzo 2015 – “Primarie Pd a Casson – scrive Repubblica – così Venezia ha votato per dimenticare il Mose”. Venerdì lo stesso giornale usava i termini magistrato e civatiano per bocciare Casson. Il quale ha però vinto, con la maggioranza assoluta dei voti e con il doppio di quelli raccolti dal principale antagonista, sostenuto dall’intero apparato e da Cacciari. La vittoria ha il miele in bocca. “Al ribelle Casson le primarie per Venezia”, dice il Corriere. E Davide Zoggia, fino a ieri suo avversario, ora chiede a Cacciari e Renzi di appoggiare il candidato che ha vinto le primarie. Io solo questo so, che Casson saprà proseguire sulla sua strada, che è quella di tenere in futuro Venezia alla larga da comitati d’affare e apparati collusi.  

 La Stampa: “Strage di cristiani. Il Papa: fermateli”. Dopo l’ultimo attentato contro due chiese in Pakistan, con la gente inferocita che voleva linciare i complici dei kamikaze, il Vaticano parla di “genocidio” e chiede che l’Isis venga “fermato”.  “Il papa accusa – titolo del Corriere – il mondo nasconde la persecuzione”. Con la Turchia di Erdogan contro l’Egitto di Al Sisi, con il governo di Israele che sogna di bombardare Teheran e colpisce Hezbollah, organizzazione di libanesi sciiti non proprio simpatica, ma in prima Linea – lo ha raccontato ieri Maurizio Molinari – contro l’invasione del Califfato nel Paese dei Cedri. Kerry intanto invita il macellaio Assad al tavolo per la Siria. Ci sono altri “macellai” da combattere. E Tony Blair – dice Financial Times – si ritira (finalmente!) da rappresentante per il Medio Oriente del Quartetto (ONU, Stati Uniti, Europa, Russia).  Gli interessi nazionali e imperiali, la rimozione della questione palestinese – in Israele si vota domani, leggete Bernardo Valli su Repubblica -, i continui rinvii del negoziato con l’Iran, il clima di guerra fredda in Ucraina, tutto ciò frena il formarsi di una coalizione in grado, rapidamente, di chiudere il conto col Califfato.

Repubblica: “Lo stato licenzierà i dipendenti inadeguati”. Lo ha detto Marianna Madia che però “tranquillizza”: niente jobs act nel pubblico impiego! Ma dirigenti potranno “salire e scendere” nella gerarchia, ci saranno “commissioni super partes per giudicare il merito”, “e mobilità” dei dipendenti. Niente annunci – dice la ministra – solo realizzazioni. OK,  il governo vuole governare la pubblica amministrazione (non capiamo come ma vuole farlo), vuol render la scuola gerarchica (“battiam, battiam le mani”) e fare la lista dei precari da assumere e di quelli da licenziare. E quanto al settore privato, lo affida agli imprenditori che sapranno fare. 

Davvero non stupisce che Landini abbia detto a Lucia Annunziata: “non voglio fare un partito e non lascio il sindacato, ma il sindacato deve fare politica oppure è perduto”. Susanna Camusso si è risentita: nessuno l’aveva avvisata della manifestazione della Fiom. E Renzi prepara una legge (un’altra?) “democrazia nei partiti e burocrazie sindacali”, svela Repubblica che annuncia: “Renzi prepara l’affondo”. Contro Landini? Forse anche no. Per la Stampa “Il premier valuta se offrirgli (al “saldatore”) una legge sulla rappresentanza”. Magari per tenerlo impegnato in Cgil quando voteremo. C’è un pò di confusione sotto il cielo.

Mentre solo Bruti Liberati difende la Boccassini dal linciaggio per aver processato Berlusconi – dove sono le donne che difendevano le donne?-, Cantone dice che la legge Severino “ha bisogno di un tagliando” (pro De Luca? Pro Berlusconi?). Può darsi che abbia ragione, ma quella (Grasso), contro la corruzione, è in un cassetto. Da 2 anni.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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