“Un piano Merkel”, Caffè del 15

Mineo Corradino alganews***di Corradino Mineo15 marzo 2015 – A parte il Corriere, che intervista Squinzi “L’Italia punti sulle imprese” – e il Renzi di Giannelli fa volare l’aquilone di Confindustria – oggi i giornali, un po’ stupiti e qualcuno a denti stretti, raccontano che il Workshop di Cernobbio ha applaudito una nuova star, Yanis Varoufakis! Titolo in prima pagina sul Sole24ore: “Un nuovo piano con i Bond BEI” e tutta la seconda. Repubblica:“Il ministro greco conquista il parterre di Cernobbio”. E l’economista  Roubini: “la crescita va sostenuta con l’attacco alla corruzione”. “Atene fuori dall’Euro? Un disastro per tutti”. Stampa, “Applausi e selfie, Bruxelles cambi le regole”, con titolo ruffiano: “Varoufakis, il ministro narciso che va in tournee tra i potenti”.

 Il greco ha chiesto “un piano Merkel” (come il piano Marshall, nel dopoguerra). La Banca Europea degli Investimenti lanci un progetto, non già per pagare debiti statali o finanziare banche, ma per promuovere produzione industriale e ammodernare infrastrutture. La BCE compri i titoli emessi dalla BEI, finanziando così la crescita.  Una provocazione, che fa infuriare Schäuble ma che piace a tanti capitalisti. Perché?  Perché loro sanno che i tanti soldi, messi a disposizione dalla BCE rischiano di non finire alle imprese e crescita, ma di drogare il mercato azionario, facendolo correre sì, ma non si sa in che direzione. Servono Stati Uniti d’Europa e una politica economica comune e solidale.

La controprova, nell’intervista del Corriere a Squinzi: Certo grato al Premier e al Governo (jobs act e lo slogan “non c’è ripresa senza impresa”) ma poi chiede quello che né Draghi né l’Europa né il Governo promettono: meno tasse, aiuti al mercato interno, sostegno all’edilizia “il mattone finanzia lo Stato. Senza edilizia e infrastrutture è difficile che l’economia possa riprendersi con un buon passo”. E la verità sta nella forbice delle previsioni di crescita che oscillano dallo 0,5% (crescita virtuale, con il ceto medio, infuriato, che non si vede arrivare niente in tasca) al 2,1% (che forse convincerebbe persino parte del proletariato ad accettare meno diritti in cambio di più lavoro e salario).

Titolo di Repubblica: “Scontro Landini-Renzi. Il Pd cancella i diritti”. Il Fatto: “È Landini l’anti Renzi”. Il manifesto: ”Il saldatore”. Per Renzi -scrive il retroscenista Bei su Repubblica – Landini “ha gettato la maschera”, ha fatto “coming out”, dunque gli scioperi contro il governo erano “politici”. E che altro avrebbero dovuto essere, visto che il governo vuol sacrificare la contrattazione nazionale a favore di quella aziendale, mette per 3 anni i nuovi assunti nelle mercè degli imprenditori, insinua che per insegnanti e pubblico impiego non serva la trattativa sindacale, trasforma (con gli 80 euro, il bonus per i figli, i 100mila precari assunti) diritti e conquiste in graziose concessioni governative? Ma i giornali si preoccupano per la sinistra politica, Pd o extra. Pare che Landini non li voglia nella coalizione sociale,  preferendo Cecilia Strada (Emergency) o Sandra Bonsanti (libertà e giustizia). Voglio essere chiaro: l’importante è che la coalizione sociale cresca, diventi robusta e non somigli a un inter gruppo né a un coro di vestali della società civile. Il resto lo farà Renzi, che con la sua legge – una lista, una faccia- costringerà Landini a candidarsi. Disinteresse e generosità. Bene Cuperlo su Repubblica e Ferrero sul Fatto.

Diavolo di un Papa! Ieri Bergoglio ha rubato il mestiere persino a Maurizio Crozza. “Caro Renzi, vuoi fare #labuonascuola, che bello! Valorizzare i professori, giusto!  Ma come si fa, caro Matteo, se gli insegnanti in Italia sono tanto mal pagati? Questa è un’ingiustizia!”

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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