Giubileo della Misericordia: il “quantitative easing” di Papa Francesco

Il lettore mi perdonerà se ogni tanto mi va di pubblicare una delle ardite analisi che Piero Schiavazzi, vaticanista eccentrico ma come pochi esperto di cose ecclesiastiche, scrive per l’Huffington Post e mi manda in copia per conoscenza. Questo è oggi probabilmente il commento più originale all’annuncio di Papa Francesco (nandocan) 

Schiavazzi Piero***di Piero Schiavazzi, L’Huffington Post, 13 marzo 2015 – L’anno santo straordinario della misericordia è il “quantitative easing” di Bergoglio e sta al XXI secolo come l’ossigeno di Mario Draghi alle finanze asfittiche dell’Eurozona. Un nuovo inizio, anzi una genesi, dopo la falsa partenza del millennio e una decade da cancellare, fra il crollo delle torri e quello delle borse.

Per il secondo compleanno di un pontificato “breve”, come lui stesso lo ha definito, il Papa si è regalato un sogno “a breve”, dagli effetti però prolungati. Non a caso, i nove mesi che ci separano dall’inaugurazione dell’8 dicembre costituiscono il tempo di una gravidanza: forieri di vita e rinascita. Se la scommessa funzionerà, gli storici ricorderanno il 2016 come un reset e uno spartiacque epocale. Insomma, dopo quello delle ideologie, va in scena il tramonto delle ortodossie, finanziarie e dottrinarie.

Il denaro e il perdono, la remissione del debito e quella delle colpe non hanno mai proceduto così di pari passo e a portata di tutti, nell’immaginario collettivo, in uno sforzo congiunto di sollevare insieme la borsa e la psiche, i mercati e le anime, che stando al dettato degli economisti risultano legati da un filo invisibile, ma reale e nodale.

All’eresia di Mario Draghi, che investe 60 miliardi al mese sfidando i dogmi della Bundesbank, Bergoglio risponde spingendosi oltre e dichiarandosi pronto a rilevare anche i titoli più tossici: “Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio. Tutti conoscono la strada per accedervi…Più è grande il peccato e maggiore dev’essere l’amore che la Chiesa esprime verso coloro che si convertono”.

Se il documento finale del sinodo sulla famiglia, con una votazione in extremis, aveva imposto al Papa una sorta di Maastricht ecclesiastica, riducendo drasticamente la flessibilità su gay e divorziati, la Bolla del Giubileo di converso rilancia e preannuncia il più grande “alleggerimento quantitativo”, di precetti e peccati, nella storia bimillenaria del cattolicesimo.

Sulla soglia, e sotto i riflettori, del grande evento mediatico diventerà difficile, forse impossibile, per i padri sinodali, assumersi la responsabilità di rovinare la festa, limitando i posti a tavola.

E a proposito di banchetti, evangelici e gastronomici, c’è una staffetta tutta italiana che collega, da oggi, le due “esposizioni universali”, giubilare e alimentare, di Roma e Milano, in una sequenza cronologica e sinergia geopolitica che sarebbe un peccato, questo sì imperdonabile, non evidenziare e valorizzare: all’orizzonte di un secolo in cui “nutrire il pianeta” comporterà, sempre di più, l’esigenza di provvedere al corpo e allo spirito, congiuntamente, tra bulimie e anoressie dell’uno e dell’altro, nella ricerca di un improbabile, ma indispensabile, equilibrio dietetico.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Il babbo, funzionario statale, voleva fare di me un magistrato ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario e lo stesso vale per il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nell’ottobre del 2013, ho compiuto 50 anni di professione. E’ dal 1994 che aspetto l'”Ulivo“. Nel 2008 mi sono deciso per la prima volta a entrare in un partito, il PD, per aiutarlo a diventare davvero “nuovo”. E sono diventato nonno.

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