L’editoriale de L’Avvenire fatto proprio dalla Cei che distingue tra la condanna (o l’assoluzione) giudiziaria e quella morale nel caso del processo Ruby, così come la posizione dell’Anm che ribatte a chi vorrebbe “punire” i pm e i giudici di primo grado, sono ampiamente presenti nei Tg Rai e su La7 e immancabilmente assenti su Mediaset.
L’apertura per quasi tutti è sul cdm del tardo pomeriggio che si è occupato di scuola. Mentana “entra e esce” dalla conferenza stampa di Renzi che spiega la filosofia della “buona scuola”. Presente su tutti, ma addirittura in apertura o comunque alta per Mediaset, la protesta composta degli studenti in una trentina di città, mentre a Milano c’è stata, se non violenza, stupida goliardia a base di vernice rossa spruzzata sulle forze dell’ordine. Sulla riforma della Rai siamo secondo Mentana alla “frenata”, visto che si è solo parlato delle linee guida. Sempre per la politica l’addio alla Cirielli votato in Commissione, con il conseguente allungamento dei tempi di prescrizione, rompe la maggioranza con gli alfaniani che votano contro: non sembra, però, una frattura insanabile.
Lo spread che cala ulteriormente e il conseguente abbassamento dei tassi sul debito pubblico (record dal 2008) continuano a meravigliare. Su Tg3 il falco della Bundesbank non riconosce il successo della manovra di Draghi, contro cui la Germania si è battuta fino all’ultimo.
L’inizio del terzo anno del papato di Francesco produce un bel servizio su Tg1, realizzato esclusivamente con un collage delle tante affermazioni del papa che hanno lasciato il segno. Anche Tg2 se ne occupa, proponendo un sondaggio dal quale emerge che Francesco è (quasi) l’unico di cui gli italiani (88%) si fidano.
Pleonastico dire che su Studio Aperto a vincere è la cronaca nera e criminale; una delle notizie affrontate, quella dell’ubriaco che in autostrada guidando contromano fa una strage ma che vede in appello derubricato il reato perché non esiste ancora quello di omicidio stradale, compare però anche sulle altre maggiori testate.
Tg2 nel suo approfondimento ci ricorda che 150 anni fa il Regno d’Italia aboliva – prima tra le grandi nazioni – la pena di morte. Segue poi un quadro preciso sulla situazione attuale e il riconoscimento del valore della battaglia italiana per la moratoria votata dall’Onu nel 2007. Uno dei pochi interventi in politica internazionale di cui si possa essere fieri.